Fri schiop a tutta birra

A Mira il Free Shop, dove le cose ricircolano
Gli operatori del primo Free Shop mirese erano alquanto perplessi, quando qualcuno ha portato loro un tanica vuota che era servita per il trasporto dell’acqua di Lourdes (lo indicava la scritta e il disegno).
L’oggetto sembrava destinato ad occupare uno scaffale del negozio, nei secoli dei secoli. Niente del genere! Pochi giorni dopo una signora se l’è portata a casa e ne era felice. «Mi serve un contenitore per l’acqua del deumidificatore; visto che è pura, la uso per stirare».
Da allora in poi la tanica è diventata non solo un oggetto di uso pratico ma anche un invito alla preghiera: alle prese con i panni sgualciti, prima di procedere al lavoro, la signora dice che manda sempre un saluto alla Madonna.
Un’altra volta al negozio si è presentata una donna con… un cestino delle mollette. Era un po’ imbarazzata (nella nostra società di opulenza ostentata, di macchinoni, pellicce e “roba firmata”, a qualcuno potrà fare gola… un cestino delle mollette?). Non appena registrato, l’oggetto ha trovato un nuovo proprietario.
Un giovane signore ha raccontato che la sua piccola figlia adora giocare con le mollette, ma il loro contenitore è piccolo, instabile e i piccoli colorati “coccodrillini” finiscono puntualmente per terra.
Come si vede, quello che per noi non ha nessun valore, può avere un valore per un altro.
Da questo principio parte l’idea del Free Shop (negozio gratuito), sperimentato a Mira per la prima volta alcuni anni fa durante la festa Tam-Tam, Suoni e Culture dal Mondo, e adesso definitivamente aperto dall’associazione Srazz presso il Centro Progetti Sociali in via Borromini 21 a Mira Porte.
Il martedì mattina (ore 9-12) e il giovedì pomeriggio (15-19) ognuno può portarvi oggetti che non gli servono più (senza limiti di quantità) e prenderne altri (fino a tre).
È possibile anche solo donare o solo prendere. Aiutati dai volontari dell’associazione e da Nonna Antonia, si compila una scheda con la descrizione di quel che si intende regalare. Tutto il materiale viene schedato, fotografato e reso pubblico sul sito internet dell’associazione (www.srazz.com).
Oltre ai vestiti e ai libri, nel negozio si trova ogni genere di cose: soprammobili, occhialetti da nuoto, specchi, quadri a olio, cassette video, audio, dvd, addobbi natalizi, giocattoli; sono capitati anche un televisore (modello vecchio ma perfettamente funzionante), un casco da moto e un cellulare.
Prima di un lungo viaggio in macchina con i bambini, si può passare a prendere una musicassetta con una favola. Prima di comprare loro un costume da carnevale, si può vedere se c’è qualcosa di pronto nel Free Shop.
Nei primi nove giorni dell’apertura, il negozio è stato visitato da 250 persone; fino ad oggi gli oggetti in circolazione sono stati circa 850. Molti abitanti del quartiere hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo.
La cosa curiosa è che la dimensione “economica” (ricevere delle cose gratuitamente) viene percepita da loro come marginale. Si evidenziano soprattutto motivazioni fondate nel senso civico: invece di riempire le discariche, cominciamo ad utilizzare le risorse in maniera razionale, facendo comunità.
Spendiamo qualche parola riguardo l’aspetto “commerciale” dello scambio gratuito; sicuramente vi si farà leva nel combattere questo genere di iniziative. Tornando al “baratto”, non si fa girare l’economia, qualcuno dirà.
L’industria non tira, “saltano” altri posti di lavoro. Magari il fenomeno dello scambio gratuito raggiungesse livelli tali da metter in difficoltà l’economia! Forse ci accorgeremmo che non di sola economia vive l’uomo.

Tuttavia, non è così. Il “volume d’affari” del Free Shop finora non è alto; ci si può andare per togliersi qualche “sfizio” ma, di fronte alla necessità, l’unica risorsa sono i negozi convenzionali. E nel mondo? In molte città della Germania (che non è proprio un Paese del terzo mondo ed ha l’economia più forte d’Europa) una volta ogni due settimane gli abitanti mettono fuori, direttamente sulle strade, attrezzi voluminosi che non adoperano più (televisori, lavatrici, biciclette ecc.).
Chi ha bisogno, passa e prende tutto quel che gli serve. Alla fine della mattinata il camion dell’immondizia porta via le cose rimaste. Non è facile seguire molte “buone pratiche” tedesche, come servizi per l’infanzia e per gli anziani, mezzi di trasporto pubblico con i posti per le carrozzine, città scaldate con i rifiuti. Potremmo cominciare da questa, costo zero.

Katarzyna Dobrowolska
Tratto da Gente Veneta , no.2 del 2009

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: