Programmi

ieri sera sono andato a parlare con alcuni amici che mi hanno detto una cosa veramente allegra.
una cosa che a loro stessi era stata raccontata.
eccola:
in un comune destroso ad una associazione che si occupava di Pace e solidarietà, sono stati tolti prima i fondi per le attività e poi (probabilmente) pure la sede (convenzionata dallo stesso comune ma, all’epoca, sinistro).
bene alla domanda, a chi di dovere, sul perchè di questa ridiscussione della convenzione gli è stato risposto:
“nel nostro programma di governo non c’è la pace”

questo, solo per dirvi che va tutto bene, e che ora potete tornare a guardare la tv.

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12 Risposte to “Programmi”

  1. […] Tuttavia che giova allo spirito umano l’intelletto, al cuore la bontà, alla mano la pronta volontà, quando infuria nello Stato un non so che di febbrile e un male che ne cova e genera altri? Chi, da questo alto luogo, guardi giù nel vasto impero, crederà di sognare un greve sogno dove mostri si alternano ai mostri, dove l’illegalità spadroneggia con la parvenza della legalità, dove si sviluppa un mondo di errori.
    […] Chi ha l’appoggio di complici potenti può vantarsi di infamie e di delitti. Ma tu senti proclamare: colpevole!, là dove l’innocenza è sola a difendersi. In tal modo il mondo tende a frantumarsi ed a render nullo ciò che dovrebbe essere. Come vi si può sviluppare quel senso che solo ci potrebbe condurre verso ciò che è giusto?
    […] Non si può non arrivare a decisioni: quando tutti danneggiano altrui e tutti soffrono, anche la stessa maestà è oggetto di rapina. […] Si lascia ibero campo al loro pazzo infuriare e già mezzo mondo è bell’e andato in rovina. Ci sono ancora dei re là in qualche parte, ma non uno pensa che tutto ciò lo riguardi.
    […] Abbiamo rinunciato a tanti diritti che non abbiamo più diritto a nulla. Anche sui partiti, comunque si chiamino, non si può fare affidamento, ormai. Possono protestare o lodare, amore ed odio sono sullo stesso piano. […] Chi aiuterà oggi il suo vicino? Ognuno ha da fare per sé. […] Ognuno gratta, razzzola e ammucchia e le nostre casse restano vuote.
    […] Vogliamo risparmiare tutti i giorni e, tutti i giorni, crescono i bisogni. E giornalmente crescono i miei affanni. […] I maiali non hanno il tempo di ingrassare, i piumini vengono impegnati nel letto, a tavola si mangia pane a credito.

    Goethe, Faust, Parte seconda, Atto I, “Palazzo imperiale, sala del trono”.

    (Cmq, tra tutte le altre disgrazie e degenerazioni fasciste dovute al ‘neoeletto’ berluskaimano – eletto anche grazie a chi come te non ha votato quantomeno contro – x es. leggevo stamattina sul Gazzettino che la Cassazione ha vietato di metter nomi strani ai bambini, e c’era l’esempio di 1 ke volevan chiamare “Venerdì” come l’indigeno di Robinson Crusoe: capisco opporsi a quelli che metton nome Rosa a una bimba che già di cognome fa Culetto – e giuro che esistono casi anche peggiori – ma qui mi par proprio siamo ben bene avviati verso la vera censura esistenziale…)

    CiaU

  2. meraviglioso faust…
    quanto a : “eletto anche grazie a chi come te non ha votato quantomeno contro ”
    non ti senti una merda ad aver votato pd? o bertinotti? vedendo cosa stanno -non-facendo il primo, e non parliamo del secondo che viene cacciato ovunque vada?
    io sapevo che mi sarei sentito una merda e non l’ho fatto. sapevo che non c’era nessuno che poteva rappresentarmi
    mi sono turato il naso molte volte, ma questa volta era impossibile, e come ho già detto su questo blog, non mi sono mai sentito così bene nell’essere anarchico.
    non ho svenduto me stesso per della gente vergognosa
    ci sono molti modi di fare democrazia, c’è chi vende l’anima al diavolo, poi a salvarlo, chissà… e chi se la tiene stretta, convinto che ci siano altri modi, per quanto utopici, cercando di attuarli.
    g

  3. Io mai detto che la situazione attuale della democrazia rappresentativa sia l’ottimo: ciò nn esenta dal prender ora partito, letteralmente, nl momento. T lascio la risposta d Pavese (a memoria): E’ fascismo anche non opporsi. Cioè: arrivano i barbari e tu ke fai, pensi a far il “cavaliere senza makkia” in cima alla tua torre d’avorio anarkoide?! Così G, ma x favore renditene finalmente conto una volta x tutte, è complicità col disastro ke sempre + c crolla contro. Es., xké la storia insegna eccome: guerra d Spagna, secolo scorso, gli anarkici (una parte, nn tutti x fortuna) han di fatto contribuito alla dittatura di Franco, non opponendovisi con gli altri e kiamandosi fuori dalla lotta (armata, in tal caso) diretta e necessaria lì x lì, nll’immediato… Meditaci, e kissà nn t tokki sporcarti infine nn il naso ma proprio le mani!!!
    CiaU

  4. mi prendi male ulisse, e me ne scuso in anticipo ma ho una pessima giornata… io credo che sia tu che non capisci ciò che ti dico, l’ho scritto alla fine del commento precedente, quindi te lo ripeto:
    ci sono molti modi per opporsi.
    e la questione era risolta, e invece no… (come al solito)
    azzardati a darmi ancora del fascista (perche questo stai facendo per via indiretta, spero non volendo) e ti manderò affanculo senza remore.
    quando mi sento dire cavaliere senza macchia non mi offendo anzi (magari lo fossi), quando dici torre d’avorio anarcoide si mi girano, perchè di anarchici morti per la libertà ce ne sono stati tantini…
    quanto allo sporcarsi le mani (anche di questa cosa ne abbiamo già discusso, evidentemente invano) me le sporco di MERDA nel lavoro (artistico e non – retribuito e non retribuito) e nella vita che faccio tutti i santi e schifosi giorni, cercando in tutti i modi di non sporcarle con altro… quindi smettila di dirmi cosa fare e come… e non rompere il cazzo.
    con tutto il rispetto.
    g

  5. No no G, non è detto indirettamente. E anzi non te lo dico io, ma Pavese che il fascismo l’ha patito di persona. Il fatto che certa gentaglia sia dove sia e faccia i propri interessi in culo agli altri, è anche colpa tua e di chi non vota, come te. Che dalla tua torre d’avorio anarcoide lo voglia vedere e quindi ammettere, o no. E la storia la studio ogni giorno: ovviamente lo so bene anch’io, come t”ho scritto sopra, che anarchici come dici tu ce n’è eccome. Son quegli altri, ovvero quelli che si chiaman, ripeto, fuori come te proprio nel nomento in cui sta precipitando la valanga, che appunto ne consentono la rovina. Io non ti dico certo di fare quel che per te è vero e importante: lo sai bene e già lo fai. Ti dico invece di non fare quello che non capisci ancora bisogna non fare: cioè non votare, almeno per ora e proprio in determinati e determinanti frangenti storici (malgrado paghi tu pure le conseguenze delle tue azioni: ma evidentemente non hai ancora l’acqua alla gola per poterlo vivere sulla tua pelle e quindi capire davvero).
    A proposito di mandarsi affanculo tra noi, è esattamente il programma del Kaimano: lo vedi in ogni cellula, cerebrale e sociale, che i legami cedono – e proprio dividi et impera, guardacaso, era il motto di dominio della Roma imperiale. C’è sempre stato un programma massimo (diciamo l’utopia, e il nome non è casuale neanche in tal caso: non esiste, perché è l’orizzonte cui sempre tendere ma irraggiungibile in sé cioè come Stato di fatto, una volta per tutte) e uno minimo: attua pure il tuo programma massimo, ma renditi conto che se non badi al minimo ti mandi a fare strainculo da solo…
    CiaU

  6. nonna antonia Says:

    Marcus Tullius Cicero ‘De amicitia’ scripsit

  7. Cari i miei “guerrafondai intelletuali” come già vi apostrofai al venerando amico Paolo … ma non vi pare di rasentare il ridicolo …mi sembrate l’uno alla ricerca di un pretesto per dare sfogo alle proprie ire e rancori, l’altro a fare la predica dal pulpito della propria sicurezza d’opinione ….un po’ di umiltà perdio … ma basta con questo massacro acolpi di concetti, parole, intenzioni … ma quale programma del Kaimano e torre anarcoide, ci sono cose nella vita che non hanno nome, che non si possono descrivere con esattezza …ognuno ne da una sua personale forma, ne crea una sostanza rapprentabile … io in tutti questi discorsi vedo un mucchio di scheletri ammuffiti, insicurezze emotive , sostanziale mancanza di praticità …di contatto con le cose della vita al loro stadio elementare che portano a una “infiammazione intellettuale ” del cervello. E dietro a questo vedo un potere occulto, celato e insidioso che alla fine ci ha strappato il cuore per tenerselo nell’acquario di casa …mentre tutto il resto di noi si rattrapisce all’aria.
    A te G dico metti via tutti questi rancori o è meglio tagliare corto e netto i ponti …e a te U mi permetto di consigliare di scendere anche tu dalla tua torre democratoide e vitare per te ..e per il tuo futuro..

    Bo

  8. PS …e votare per te ….

  9. eh eh caro bo
    ho goduto molto nel leggerti.
    non temere, la mia rabbia non era ideologica, ne sono privo (di ideologie) se questo è un torto, pazienza.
    è che sopporto con fatica (e a volte no) chi crede di sapere di me, più di me…
    c’è modo e modo.
    purtroppo gli scheletri sono intorno a noi e bisogna combatterli perchè sono tutt’altro che morti…
    ma non temere, ci sto lavorando e sono in viaggio, e sto vedendo e conoscendo meraviglie.
    direi che al momento sono sconcertato dalla bellezza!
    a presto

  10. Dovrei scriver 1 mese x risponder e nn n’ho tempo, anzi ho già scritto ma dovreste tornar a leggere e nei fatti ho già risposto qndi son a posto. Solo:

    CORO (Atto III, scena 9a)

    Dagli atrj muscosi, dai fori cadenti
    Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
    Dai solchi bagnati di servo sudor,
    Un volgo disperso repente si desta;
    Intende l’orecchio, solleva la testa
    Percosso da novo crescente romor.

    Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
    Qual raggio di sole da nuvoli folti,
    Traluce dai padri la fiera virtù;
    Nei guardi, nei volti confuso ed incerto
    Si mesce e discorda lo spregio sofferto
    Col misero orgoglio d’un tempo che fu

    S’aduna voglioso, si sperde tremante;
    Per torti sentieri, con passo vagante,
    Fra tema e desire, s’avanza e ristà;
    E adocchia e rimira scorata e confusa
    Dei crudi signori la turba diffusa,
    Che fugge dai brandi, che sosta non ha.

    Ansanti li vede, quai trepide fere,
    Irsuti per tema le fulve criniere,
    Le note latebre del covo cercar:
    E quivi, deposta l’usata minaccia,
    Le donne superbe, con pallida faccia,
    I figli pensosi pensose guatar

    E sopra i fuggenti, con avido brando,
    Quai cani disciolti, correndo, frugando,
    Da ritta da manca, guerrieri venir:
    Li vede, e rapito d’ignoto contento,
    Con l’agile speme precorre l’evento,
    E sogna la fine del duro servir.

    Udite! Quei forti che tengono il campo,
    Che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
    Son giunti da lunge, per aspri sentier:
    Sospeser le gioje dei prandj festosi,
    Assursero in fretta dai blandi riposi,
    Chiamati repente da squillo guerrier

    Lasciâr nelle sale del tetto natío
    Le donne accorate tornanti all’addio,
    A preghi e consigli che il pianto troncò.
    Han carca la fronte dei pesti cimieri,
    Han poste le selle sui bruni corsieri,
    Volaron sul ponte che cupo sonò.

    A torme, di terra passarono in terra,
    Cantando giulive canzoni di guerra,
    Ma i dolci castelli pensando nel cor;
    Per valli petrose, per balzi dirotti,
    Vegliaron nell’arme le gelide notti,
    Membrando i fidati colloquj d’amor.

    Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
    Per greppi senz’orma le corsa affannose,
    Il rigido impero, le fami durar;
    Si vider le lance calate sui petti,
    A canto agli scudi, rasente gli elmetti,
    Udiron le frecce fischiando volar.

    E il premio sperato, promesso a quei forti
    Sarebbe o delusi, rivolger le sorti,
    D’un volgo straniero por fine al dolor?
    Tornate alle vostre superbe ruine,
    All’opere imbelli dell’arse officine,
    Ai solchi bagnati di servo sudor.

    Il forte si mesce col vino nemico;
    Col novo signore rimane l’antico;
    L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
    Dividono i servi, dividon gli armenti;
    Si posano insieme sui campi cruenti
    D’un volgo disperso che nome non ha.

    §

    ADELCHI (Atto V, scena 8a)

    […]
    Godi che re non sei; godi che chiusa
    All’oprar t’è ogni via: loco a gentile,
    Ad innocente opra non v’è: non resta
    Che far torto, o patirlo. Una feroce
    Forza il mondo possiede, e fa nomarsi
    Dritto: la man degli avi insanguinata
    Seminò l’ingiustizia; i padri l’hanno
    Coltivata col sangue; e omai la terra
    Altra messe non dà. Reggere iniqui
    Dolce non è; tu l’hai provato: e fosse;
    Non dee finir così? Questo felice,
    Cui la mia morte fa più fermo il soglio,
    Cui tutto arride, tutto plaude e serve,
    Questo è un uom che morrà.

    Da “Adelchi” del Manzoni, 1820 (si studia anke a scuola). Chi può, intenda.

  11. Ah Bo, anke tu sei ridicolmente pietoso nelle paternali inutili: e vota x tutti!

  12. E se avete qualcosa da dirmi, parliamoci: qua finisce ‘sta bubbola virtuale.

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