Ri-Kurt-azione, due (meglio ancora)

Il telefono squillò tre volte.

“Questa è la Fondazione Rosewater. In cosa possiamo esservi utili?”
“Signor Rosewater…” disse un uomo nervosissimo, “lei non mi conosce.”
“Qualcuno le ha detto che aveva importanza?”
“Io non sono niente, signor Rosewater. Peggio che niente.”
“Allora Dio ha fatto un grosso errore non le pare?”
“Lo ha fatto si, quando ha crato me.”
“Forse lei ha riposto reclamo nel posto giusto.”
“Che razza di posto è, in ogni caso?”
“Come ha fatto a sapere di noi?”

“Nella cabina telefonica c’è questo grosso adesivo giallo e nero. dice: “Non ammazzarti. Chiama la fondazione Rosewater”, e porta il vostro numero.” Cerano adesivi di quel genere in ogni cabina telefonica della contea, e anche sui lunotti posteriori delle macchine e dei camion di quasi tutti i pompieri volontari. “Sa cosa ci ha scritto sotto qualcuno a matita?”
“No.”
“Dice: Eliot Rosewater è un santo. Ti darà amore e soldi. Se invece prefersici il più bel pezzo di figa dell’Indiana meridionale, telefona a Melissa. E poi c’è il suo numero.”
“Lei è forestiero da queste parti?”
“Sono forestiero da tutte le parti. Ma voi cosa siete, in ogni modo… una specie di religone?”
“Chiesa battista della predestinazione delle due stirpi nello spirito.”
“Cosa?”
“E quello che dico, generalmente, quando qualcuno insiste che devo avere una religione. Questa setta esiste davvero, e sono certo che è una buona setta. Vi si pratica il lavacro dei piedi, e i ministri non ricevono nessuna paga.”
“Non capisco” disse l’uomo che aveva chiamato.
“Era solo un tentativo di metterla a suo agio, di farle capire che con me non c’è bisogno di essere troppo seri. Non sarà per caso lei un battista della predestinazione delle due stirpi nello spirito?”
“Gesù, no.”
“Esistono duecento persone che lo sono, e prima o poi finirò per dire a una di loro quello che ho appena detto a lei.” Eliot bevve un sorso. “Vivo nella paura di quel momento… e si presenterà di certo.”
“Lei parla come un ubriaco. Da quello che ho sentito, direi che ha appena bevuto qualcosa.”
“Sia pure… cosa posso fare per aiutarla?”
“Chi diavolo è lei?”
“Il governo.”
“Il cosa?”
“Il governo. Se non sono una chiesa, e voglio ancora impedire alla gente di ammazzarsi, devo essere il governo. Giusto?”
L’uomo boffonchiò qualcosa.
“O la cassa della comunità” disse Eliot.
“Cos’è uno scherzo?”
“Questo posso saperlo solo io e scoprirlo tocca a lei.”
“Forse lei lo trova divertente, mettere avvisi per la gente che vuole suicidarsi.”
“Vuole farlo anche lei?”
“E se fosse?”
“Non le direi le magnifiche ragioni che ho scoperto per continuare a vivere.”
“Lei cosa farebbe?”
“Le chiederei di dirmi il prezzo minimo che mi farebbe per continuare a vivere ancora una settimana.”
Ci fu una pausa di silenzio.
“Mi ha sentito?” disse Eliot.
“L’ho sentita.”
“Se non ha intenzione di ammazzarsi, le spiacerebbe riattaccare? Ci sono altre persone che potrebbero aver bisogno di usare la linea.”
“Lei mi sembra proprio matto.”
“E’ lei quello che vuole ammazzarsi.”
“E se dicessi che non vivrei sino alla fine della settimana prossima per un milione di dollari?”
“Direi: Si accomodi, muoia pure. Provi a chiederne mille.”
“Mille.”
“Si accomodi, muoia pure. Provi a chiederne cento.”
“Cento.”
“Ora si che comincia a ragionare. Venga qui che ne parliamo.” Gli spiegò dov’era l’ufficio. “Non abbia paura dei cani davanti alla caserma dei pompieri” disse. “Mordono solo quando suona la sirena”.

Kurt Vonnegut – Dio la benedica Mr. Rosewater – Feltrinelli

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