Mietitrebbia 31

IL MONTE DORATO

Il Monte Dorato è una delle cime più belle e difficili da scalare.
La cima, prima di venire violata, fu teatro di molte spedizioni, tutte fallite, fino al giorno in cui si presentarono ai suoi piedi tre giovani alpinisti…
La spedizione cominciò nel migliore dei modi: durante i primi due giorni di marcia per raggiungere il rifugio Antriga (ultimo avamposto umano) i tre compagni trovarono tempo splendido e nessun contrattempo.
La mattina del terzo giorno però uno dei giovani si ruppe un ginocchio inciampando banalmente tra le rocce.
Tutto sembrava finito prima di cominciare, ma i due alpinisti ancora sani decisero di proseguire ugualmente da soli.
È a questo punto che nasce la leggenda della “spedizione dei poeti”. Mentre i due attaccavano la vetta, il terzo cominciò a redigere un “diario d’attesa” contenente pensieri, dialoghi e poesie dei tre amici. Lo scritto pubblicato in seguito ebbe un successo enorme.
Il diario si riempiva con il passare dei giorni, giorni senza notizie, uno, due, tre, una settimana. Al rifugio le speranze di veder tornare i ragazzi si affievolirono fino a scomparire. Dopo due settimane di silenzio vennero dichiarati morti.
I loro corpi non sono mai stati ritrovati, non ancora almeno, ma l’anno seguente alla tragedia una nuova spedizione (fallita) lungo un costone ghiacciato si è imbattuta in uno strano oggetto per quelle altitudini: una macchina fotografica.
Era la vecchia Retina che l’unico dei superstiti aveva dato ai due scalatori per immortalare il loro arrivo in vetta. La macchina perfettamente conservata conteneva al suo interno le foto che, assieme al diario, avrebbero commosso il mondo.
Solo quattro erano le immagini impresse nella pellicola, le prime due mostravano i giovani esultanti sulla cima, la terza mostrava l’inizio della tragica discesa mentre sull’ultima si vede un cumulo di neve con sopra una croce fatta con delle racchette, a lato della tomba l’ombra di chi scattava la foto.
Le immagini, oltre a provare la morte di uno dei ragazzi, erano anche la dimostrazione che loro furono i primi a giungere in vetta.
Il primato, le foto, il diario, la tragedia e la gioventù donarono ai tre alpinisti le vesti del mito.
Mito che ancora oggi si racconta.

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