Mietitrebbia 2

IL LOCALINO

Risalendo il Tisto si giunge alla Valle Del Song.
Questo luogo abitato da persone cortesi e acute d’ingegno m’è rimasto nel cuore.
Dove il Tisto da fiume diventa torrente si è costretti a lasciare l’auto; infatti per raggiungere il cuore della valle l’unico mezzo possibile, oltre le gambe o le zampe, è un treno a vapore che passa per ogni piccolo borgo.
Il treno va su e giù, sempre! Anche a notte fonda, fa orario impreciso e continuato fin da quando è stata costruita la ferrovia. V’è solo un giorno dove non c’è corsa: il 12 maggio, che per gli abitanti della valle è giorno di festa più importante del Natale.
Il Localino, così viene chiamato il treno, si ferma a richiesta ovunque desideri. Non solo nelle piccole stazioni dei borghi abitati, ma anche in mezzo al bosco, su un ponte o in galleria, basta chiedere. Il viaggiatore è padrone del treno. Il conducente si limita ad eseguire la richiesta.
Nutro un istintivo amore per i macchinisti del Localino, sono dei moderni Virgilio, accompagnatori ideali. Ti conducono dove desideri, non chiedono mai il perché della fermata, anche la più strana. Sono discreti, parlare con loro è come parlare con la vita che scorre. La gente del luogo li chiama “I Destini”. Inutile dire che diventare macchinista del Localino è considerato un grande privilegio.
Per salire in carrozza non è necessario biglietto, basta lasciare un’offerta libera, denaro o altro: ortaggi, vino, utensili da lavoro…; alcuni pastori lasciano galline e formaggi. Ho notato che certi passeggeri lasciano libri o fogli con sopra scritti racconti o poesie che, una volta raggiunto un numero ragguardevole, vengono rilegate in un volume ed esposte nella biblioteca di Borgo Icòo (il maggiore degli otto). Alcuni di questi volumi contengono perle di rara bellezza e vi si trovano pure nomi famosi.
Una volta saliti a bordo l’unica cosa da fare è perdere tempo, osservando il paesaggio dalle innumerevoli sfumature e colori o, meglio ancora, ascoltando gli abitanti della valle parlare tra loro in dialetto.
Il dialetto, o meglio la lingua parlata nella valle, è unico al mondo. Si chiama “Cioia” ed è incredibilmente musicale. Pur non capendo una sola parola, ne comprendi il senso, il sentimento. È come ascoltare della musica, ha un che di miracoloso, di viscerale, universale direi.
Quando mi hanno chiesto se volevo imparare il Cioia ho rifiutato per timore di perderne la magia dell’ascolto. Temevo che, una volta capito il senso, non avrei più sentito la musica. Ebbene, mi sono dovuto ricredere con immenso piacere. A bordo del Localino, durante un viaggio notturno senza meta, mentre attendevo l’alba uno dei Destini mi disse che la mia paura era infondata, perché il Cioia è musica! Perchè gli abitanti della valle tra loro non parlano, cantano! E più parole conosci più sfumature puoi dare al canto… Il Destino aggiunse poi ridendo che si poteva incidere un disco semplicemente ascoltando il dialogo tra un panettiere e il suo cliente.

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