C’era da aspetterselo…

ieri Checche mi rimproverava di non aver ancora letto un libro che mi ha regalato un po di tempo fa… mi sono difeso dicendogli che non era il suo tempo.
poi ho trovato questo:

“Tra le cose essenziali che si preparano dentro di noi vi sono gli incontri rinviati. Può trattarsi di luoghi e di uomini, di quadri come di libri. Vi sono città per le quali provo un’attrazione così forte come se fossi predestinato a trascorrervi una vita intera fin dall’inizio. Con mille astuzie evito di andarvi, e ogni volta che si presenta l’occasione di visitarle e vi rinuncio, sento aumentare a tal segno la loro importanza che si potrebbe quasi pensare che io sono ancora nel mondo soltanto per quelle città e che sarei già scomparso da un pezzo se non ci fossero loro che continuano ad aspettarmi. Vi sono persone di cui mi piace sentir parlare, e allora ascolto quanto più è possibile e con tale avidità che si potrebbe quasi pensare che in fondo so di loro più di quanto ne sappiano esse stesse – ma evito di guardare una loro fotografia e mi sottraggo ad ogni raffigurazione visiva, come se un divieto particolare e legettimo impedisse di conoscere la loro faccia. Vi sono anche persone che mi incontrano per anni sul medesimo percorso, che mi danno motivo di rifrlettere e mi appaiono come enigmi di cui sono chiamato a trovare la soluzione, e tuttavia io non rivolgo loro la parola, proseguo in silenzio per la mia strada, come esse fanno con me, e tutt’e due ci scambiamo sguardi interrogativi, tutt’e due teniamo le labbra ben chiuse: io penso a quallo che sarà il nostro primo colloquio e mi eccito all’idea di tutte le cose inaspettate che scoprirò allora. E infine vi sono persone che amo da anni senza che esse possano averne il minimo sospetto, e intanto io divento sempre più vecchio, e ormai deve apparire come un’assurda illusione l’idea che io glielo dica mai, sebbene io viva sempre nell’attesa di questo momento stupendo. Senza questo minuzioso prepararmi al futuro non sarei capace di vivere, e per me, se mi studio attentamente, questi preparativi non sono meno importanti delle improvvise sorprese che arrivano come dal nulla e lasciano senza parola.”

– Elias Canetti, Il gioco degli occhi – Adelphi

oggi ho una strana giornata, non mi accorgo dei colori.

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10 Risposte to “C’era da aspetterselo…”

  1. Mi sa tanto che qua Canetti scopiazza Kafka, e non benissimo!
    CiaU

  2. Uau, bellissimo. E assolutamente vero. Soprattutto le prime due righe.

  3. ciao bangiu
    mi ha fatto piacere vedere che a sarmede ti sei divertita, io devo ancora andarci mannaggia…

  4. Ciao Gigi, mi rifaccio vivo dopo un po’, stimolato dal tuo intervento.
    In effetti, Canetti è sempre molto generoso, in tutti i tomi della sua Lebensgeschichte, nel riconoscere i propri debiti intellettuali: proprio agli inizi del “Gioco negli Occhi”, da cui è tratta la citazione, basti pensare a Büchner…
    Dopotutto, ci si può, per troppo ardore intellettuale, nauseare di Stendhal, o Gogol’, si può arrivare al punto in cui “nessuna delle cose care che ci hanno formato possono essere d’aiuto”. E’ allora che “Kant prende fuoco” (l’ Auto da fé, Die Blendung), assieme a tutti i modelli (tra cui Kafka, o Kraus, Musil, Broch, per citare i 4 dichiaratamente più importanti) e viene a salvare dalla condizione di spirito più sconsolata un Autore (con l’A maiuscola: qualcuno che “si sapeva benissimo quanto fosse importante”, anche sul piano personale…) ancora intonso, per una qualche ragione…
    Il bel brano da te citato continua, non casualmente, così:
    “Non vorrei nominare i libri ai quali continuo ancora oggi a prepararmi. La lista comprende alcune delle opere più celebri della letteratura mondiale, opere del cui valore non potrei dubitare perché hanno avuto in passato il consenso di tutti coloro le cui opinioni sono state per me determinanti. E’ evidente che l’imbattersi di uno di tali libri dopo vent’anni di attesa diventa qualcosa di sconvolgente: forse solo così è possibile arrivare a quelle *resurrezioni spirituali* che ti preservano dalle conseguenze della routine e della decadenza”.
    Per alcuni questo libro può essere il Woyzeck, per altri il Castello di Kafka, per altri ancora chissà… (tra l’altro Canetti è un maestro di autoirrisione, nella scrittura).
    – – –
    “Ci sono scrittori, in verità assai pochi, che sono talmente se stessi da farci sentire dei barbari ogni volta che ci permettiamo di dire qualcosa sul loro conto”
    ELIAS CANETTI
    – – –
    PS: Consiglio caldamente, tanto per restare in tema di “processo alle intenzioni” la lettura del saggio di Canetti “L’altro processo”, su Kafka… “autore taoista” 🙂

  5. generoso mi sembra giusto (e parliamo di un uomo talmente pigro che faceva battere a macchina i suoi libri alla moglie che forse era pure con una mano fuori uso oltre che futura suicida… che leggendo questi libri ti domandi: ma come??? questo però meriterebbe post a parte sul mistero della vita e dell’arte)
    amo molto canetti senza sapere bene perchè (non a caso il mio gruppo musicale ha il nome che ha) mi ricordo che mentre leggevo il “frutto del fuoco” mi perdevo nella densità delle parole e spesso sfuocavo con gli occhi il testo del libro (una sorta di miopia indotta) che diventava un codice di linee e vuoti. dentro ci vedevo – vedo – mappe e strade misteriose…

    sarà che pure io ho dato fuoco al mio palcoscenico… senza avere la minima idea o sicurezza che ci fosse qualcosa, dopo.
    c’era.

  6. Fu dato loro di scegliere se divenire re o corrieri del re. Come i bambini tutti vollero essere corrieri. Perciò esistono soltanto corrieri che percorrono il mondo in lungo e in largo e, poiché non vi è più nessun re, si gridano l’un l’altro messaggi ormai privi di senso. Volentieri porrebbero fine alla loro misera esistenza, ma non osano farlo, per il giuramento prestato.
    Franz Kafka

    Premessina metodologica: a me, naturalmente, non interessa per niente, anzi commisero chi dà accademicamente sfoggio e sfogo alle sue sterminate quanto meramente canoniche letture nonché infinite conoscenze sullo scibile assimilato alla cieca, a mo’ di mero calcolatore elettronico, e le sciorina in giro marcando il proprio territorio di competenze intellettualistiche ma senza neanche capir che dice né quindi poter attuare tale conoscenza in comportamenti conseguenti (la distanza dalla saggezza è solo questa: e a me interessano i saggi ovvero gli uomini, non i libri e men che meno le parole in sé, semmai solo quelle date e mantenute): perché in realtà mi preme sempre e solo entrar in dialogo con certi discorsi che ritengo importanti e quindi però calibrarne anche meglio il merito con chi li fa, ovvero centrar il punto e andarne così direttamente a toccare e sentire il cuore autentico, pulsante, vivo e vitale; cosa che pure nel commento sopra tentavo di fare, per quanto in modo sbrigativo ché non ho più tanto tempo da perder nel mondo virtuale, ultimamente (ora scrivo abusivo dal lavoro, in pausa), visto che mi sto trasferendo via da menate cerebrali e astratte e appena finisco di montarmi i mobili e m’arriva la cucina andrò a star definitivamente nella mia nuova prima casetta, (per chi fosse interessato: AFFITTO una camera con bagno + posto auto esterno, cucina soggiorno e giardino in comune, in via Lova 119/L1 a Campolongo Maggiore – tranquillo, tra i campi!).

    La frase di Kafka cui mi riferivo (e implicitamente invitavo ad andarsi a leggere -tutto- Kafka, e non cogli occhi o i paraocchi dell’accademia ma col senso critico della vita quotidiana oggi e il senso pratico che metteva ci anche lui, in ogni sua parola…):
    “Esiste una meta, ma nessuna via; ciò a cui diamo il nome di via è il nostro esitare.” – e questo mi pare sufficiente (per chi è interessato, si può risalire anche oltre nelle fonti e andarsi a spulciare un po’ di Bibbia e Talmud ebraici: Kafka è un Rabbi).

    Esistono, nell’uomo, due peccati capitali dai quali derivano tutti gli altri: impazienza e ignavia. Per l’impazienza sono stati cacciati dal paradiso, per colpa dell’ignavia non vi fanno ritorno. Ma forse esiste un unico peccato capitale: l’impazienza. È l’impazienza che li ha fatti cacciare, è l’impazienza che impedisce loro di ritornare.

    Noi non siamo peccatori soltanto perché abbiamo mangiato dall’albero della conoscenza, ma anche perché non abbiamo ancora mangiato dall’albero della vita. Peccaminosa è la condizione nella quale ci troviamo, indipendentemente dalla colpa.

    I secondi fini coi quali accogli in te il male non sono i tuoi, ma quelli del male stesso.

    Tu sei il compito. Non un alunno, a perdita d’occhio.

    Buon sabato, a tutti.

    CiaU

  7. apro una piccola parentesi a scanso di equivoci: pregherei U di non ricominciare la diatriba con nico (e pregherei nico, cortesemente, di fare altrettanto) sulla differenza tra sfoggi accademici e cuori pulsanti in cerca di verità… (che stronzata) per il semplice motivo che una premessa come la tua U – nel commento sopra – indica l’esatto contrario delle tue buone intenzioni al dialogo e alla conoscenza. trovo molto fastidioso sentire attacchi all’anima e al cuore di persone che non si conoscono per nulla solo perchè hanno una cultura vivace e smisurata. cultura che in più non presta il fianco a nessuna velleità di isegnamento o saggezza o prevaricazione – cosa che spesso accade con te U, che tu ne sia cosciente o meno – per esempio: “centrar il punto e andarne così direttamente a toccare e sentire il cuore autentico, pulsante, vivo e vitale; cosa che pure nel commento sopra tentavo di fare, per quanto in modo sbrigativo ché non ho più tanto tempo da perder nel mondo virtuale, ultimamente” nel commento sopra che citi hai tentato e non ci sei riuscito, poichè il cuore autentico e vitale non lo raggiungi in modo sbrigativo. mai! in questi casi, personalmente preferisco tacere.
    comunque se ho sollevato solo polvere senza motivo e ho capito male e sto dicendo cose a vanvera che vedo solo io, non fa nessuna differenza… e sapete perchè? perchè io avrei scelto il Re!! e con questa imbeccata a kafka chiudo la parentesi.
    di Kafka ho tutte le opere, peccato che non sono mai riuscito a finire un suo libro e nemmeno racconto, famosa metamorfosi compresa. forse perchè come detto nel post non è ancora arrivato il suo momento per me e forse non arriverà mai il suo momento in me.
    “Esiste una meta, ma nessuna via; ciò a cui diamo il nome di via è il nostro esitare.” – questa frase è molto bella ma ho come l’impressione che nasconda una truffa. una truffa che non so spiegare ancora, ma che sento in tutte le religioni, in tutti i maestri, in tutto il sapere. personalmente: la via è la mia meta, e le vie sono infinite. questa affermazione viene da lontano, da quando ero bambino. prima era informe poi, dopo aver lavorato con serena (una regista milanese), l’ho capita ed è diventata sangue.
    se dovessi credere a kafka non esisterei.

    bon ragazzuoli, devo prendere un treno. ci si vede lunedi.
    state buoni se potete
    ciao!

  8. G nn era niente d quel ke dici: siccome ogni volta ke dico una cosa ke risponde esattamente a qnto poi ho precisato cioè ke nn mi frega d sfoggiare nozioni etc. anke se (come confermi tu ora) può sembrarlo (ma a ki nn sa leggere, beninteso), subito c’è una nicchiata ke pare una lezione in cattedra beh tengo a ribadire (ma tolgo il disturbo, se tale risulta: mica problemi, io) una distanza e una differenza ke mi fa sentir meglio, quindi o accetti ke stia meglio dicendo quel ke ho da dire x intero o, se non ti va bene, ripeto nn ho problemi a non dir proprio niente (a metà, le cose nn le faccio: o t prendi tutto, o saluti e amen). Seconda cosa: “il cuore autentico e vitale non lo raggiungi in modo sbrigativo. mai!” – falso e lo sai benissimo anche tu che lo fai, G: x scriver un haiku d 17 sillabe Basho dice d metterci una vita + 5 minuti, matura cioè a lungo la cosa ma quando la esprime è un concentrato puro diretto. Io, ripeto, ho fatto il commento al volo e nn ricordavo la frase esatta: solo xciò poi ho precisato citandola alla lettera. E fine (a parte l’intervento d Nico in mezzo tra il 1° commento e la precisazione). Ora un punto fondamentale: a me nn dispiace se uno fa il balletto in punta di cultura, ma se ha qualcosa da dire; sennò è ridicolo. Vero, nn conosco Nico personalmente ma me l’ha giocata male l’ultima volta proprio qua, tra i tuoi ospiti: vero pure ke s’è poi scusato, senza xò entrar nel merito ma il tutto era poi kiuso di comune accordo. Vuoi ke faccia il bravo e t dica solo quel ke a te garba? Caski male, ribadisco kiaro e forte. Io nn dico balle, mai, e men ke meno a ki conosco (te, qui – ora). La puzza ke t dà Kafka io l’avverto in certe uscite di Nico: tanto x esser kiari e onesti, ké nn ho niente da nascondere. A me la cultura in sé nn importa niente d niente: preferisco ki nn ha studiato ma è un brav’uomo a tanti imbecilli acculturati. A Nico posso dire d farci ‘na birra, ma ripeto c’è qualcosa d fondo ke nn mi torna: sento delle stonature. Tu le senti in Kafka? Se riuscirai a far d meglio, t sarà lecito averle sentite: altrimenti, mi sa ke sbagli. E ora esco un po’ank’io, buon viaggio ovunque tu sia diretto!!!
    CiaU

  9. Caro U., bisogna essere più tolleranti nei confronti degli imbecilli acculturati…
    Almeno, io mi regolo così 🙂

  10. U: evidentemente pure tu prendi un’appunto per quello che non è ovvero una lezione. ma si sa, (almeno noi che scriviamo e abbiamo a che fare con il pubblico) la parola scritta mente nella mente di ogni lettore che ne fa quel che vuole.
    comunque in questo blog solo una volta ti ho detto cosa non dire, e non per limitare il tuo essere ma solo per rispettare la decenza del blog stesso che in rete decade facilmente nel baratro del turpiloquio. e non ti ho detto di tacere nemmeno ora ne di andare via dal blog, cosa che se vuoi fare sarà per tua decisione e non mia (al momento 😉 )perchè non è all’altezza delle tue aspettative o perchè non si riesce mai (o quasi mai) a “leggerti giusto”. la questione non crea problemi manco a me…
    il tacere era riferito a me che sto zitto se non so che dire o come dirlo, e spesso sbaglio comunque ma così è.
    poi – “il cuore autentico e vitale non lo raggiungi in modo sbrigativo. mai!” – falso e lo sai benissimo anche tu che lo fai, G: x scriver un haiku d 17 sillabe Basho dice d metterci una vita + 5 minuti, matura cioè a lungo la cosa ma quando la esprime è un concentrato puro diretto. – per me non c’è uno spazio tra la maturazione e l’espressione, è un fluire unico quindi non c’è nulla di sbrigativo nell’arte tantomeno nella vita (almeno non nelle cose che contano). anche la scintilla è una strada nella meta (per riprendere anche l’altro discorso).
    – “Io nn dico balle, mai” beato te, io ne dico tante che spesso sono incredibilmente vere, e tutti ci credono. figo no?
    – riguardo a te e nico, ho già detto quello che avevo da dire.
    – nico non mi puzza, e non ho nessuna voglia di far meglio di kafka, ciò nonostante non vedo perchè non potrei aver ragione io. magari ho intuito qualcosa che per lui è sempre rimasta un mistero… bah… (spero si noti il pizzico d’ironia)

    nico: …eh ma anche tu ti ci metti?? marrano!!!!

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