Il Vaffanculo day, secondo Nico, Cacciari e Travaglio

mi sono preso la briga di recuperare in toto il post che Nico ha scritto a riguardo del V-Day nel suo blog. (spero non me ne voglia)
attenzione soprattutto alle parole di Travaglio (che mi sta molto simpatico a modo suo)
leggete attentamente…

Sul nuovo 8 settembre promosso da Grillo, le analisi sui quotidiani di questi giorni si sprecano: vorrei, per parte mia, sommessamente notare come una tale partecipazione entusiastica di piazza, finora, il nascente Partito Democratico non sia ancora riuscito ad ottenerla (e neppure il PD-Day, il 14 ottobre, con la sua ordinata partecipazione ai seggi di… -boh, facciamo due milioni?- di persone riuscirà ad uguagliarla, sul piano del simbolismo del raduno di massa, della mobilitazione di popolo, in una sorta di super-comizio del tutto sui generis) …

Qualcosa, in queste adunanze nelle varie piazze italiane, mi ricorda, semmai, le speranze del “popolo dei gazebo”, all’epoca dei girotondi, dove un altro personaggio del mondo dello spettacolo, Nanni Moretti, per un periodo seppe catalizzare la fiducia e le speranze di una vasta fetta di cittadini di area progressista e riformista che sarebbe riduttivo definire “radicale”.

E’ a partire da qui che bisogna riflettere, sin da subito: perché se, come racconta Travaglio, in un articolo odierno sull’Unità, in un paesino come Villanova di Bagnocavallo si fa la fila, per Grillo, davanti a quei gazebo e banchetti che tante volte, per iniziative politiche, ormai -come ben sappiamo a Mira – di norma restano desolatamente vuoti, c’è certo di che interrogarsi, in proposito, anche da parte nostra, in questi mesi impegnati nell’elaborazione dei contenuti e delle prassi di una nuova formazione partitica…

Non tanto sul merito delle proposte di Grillo, ma sui metodi con cui -attraverso il suo blog e i suoi spettacoli, e al di là dal circuito della consueta informazione televisiva- è riuscito a radunare un così imponente seguito di massa: con una comunicazione diretta, senza peli sulla lingua, impegnandosi di persona, prospettando un’alternativa radicale di vita, pensiero, linguaggio – e, infine, usando al meglio le nuove tecnologie…

Anche per metodi simili passa la catalizzazione del consenso, la costruzione, dal basso, di una proposta con contenuti politici magari discutibili in talune sfumature ma indubbiamente concreti e facilmente comprensibili: spero che qualche campanella sia squillata, anche nel cervello dei nostri politici (cfr. la reazione della Bindi, p.e., solo per limitarsi a un autorevole candidato alla carica di segretario nazionale del PD, oppure quella di Cacciari, che, con uno spunto per me particolarmente interessante e azzeccato, ha tracciato il parallelismo tra Grillo e la satira politica della commedia greca antica di Aristofane, sulla Repubblica di domenica scorsa: – Cosa pensa di un comico che fa politica, organizza battaglie parlamentari, chiama i cittadini in piazza contro i partiti, tiene comizi? «Il comico fa politica come il poeta, l´attore. Il teatro non è forse politica? Anche il teatro tragico ateniese faceva politica. Noi capiamo oggi forse metà di quelle allusioni politiche. Ma ad Atene chi aveva orecchie per intendere intendeva. Aristofane non faceva politica? accidenti se la faceva. E la faceva in modo molto demagogico. Non lo faceva mica con trattati filosofici alla Aristotele o Platone». – Beppe Grillo come Aristofane? «Il comico è un uomo di teatro. Il teatro ha sempre avuto anche questa dimensione politica. E il teatro comico è sempre stato violentemente settario. Quindi non scandalizziamoci. Certo resta da vedere se Grillo ha lo spessore di un Aristofane»).

Vorrei citare, per concludere con la consueta rassegna, proprio un ampio estratto del sovramenzionato intervento di Travaglio, che a Bologna era presente a fianco di Grillo, sull’Unità di oggi:

– – –

“A leggere i giornali di regime (molti), il V-Day è stato il trionfo dell’«antipolitica», del «populismo», del «giustizialismo» e del «qualunquismo». In un Paese che ha smarrito la memoria e abolito la logica, questa inversione del vocabolario ci sta tutta: la vera politica diventa antipolitica, la partecipazione popolare diventa populismo, la sete di giustizia diventa giustizialismo, fare i nomi dei ladri anziché urlare «tutti ladri» è qualunquismo”.

(…) per tutta la giornata, in 200 piazze d’Italia e all’estero, migliaia di giovani dei Meet-up grilleschi hanno raccolto 300 mila firme (ne bastavano 50 mila) in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede il divieto per i condannati di entrare in Parlamento, il tetto massimo di due legislature per i parlamentari e la restituzione ai cittadini del diritto di scegliersi i propri rappresentanti sulla scheda elettorale. Cioè hanno esercitato un diritto previsto dalla Costituzione, quello di portare all’attenzione delle Camere tre questioni «politiche» quant’altre mai. E l’hanno fatto con l’arma più antica e genuina di ogni democrazia: la manifestazione di piazza.

Quella piazza che, quando la occupano Berlusconi e Bossi e Casini e Mastella per chiedere cose incostituzionali, tutti invitano ad «ascoltare». E quando la occupano un milione di persone senza etichette né bandiere (tante erano mal contate, sabato, da Bologna a New York, se alle 20 i firmatari della petizione erano 300 mila, altrettanti erano ancora in fila a mezzanotte e molti di più avevano desistito per fare ritorno a casa) diventa un obbrobrio da ignorare e rifuggire.

Mentre, nel V-Day after, riparto da Bologna per tornare a casa, chiamo Beppe Grillo per commentare a mente fredda: lui mi racconta, ridendo come un pazzo, che gli ha telefonato il suo vecchio manager, «Cencio» Marangoni, per dirgli che a Villanova di Bagnacavallo c’è ancora la fila ai banchetti. E a Villanova di Bagnacavallo sono quattro gatti, perlopiù di una certa età, e chissà come han fatto a sapere che c’erano i banchetti visto che non l’ha detto nessuna tv e quasi nessun giornale. Ma se a Villanova di Bagnacavallo si firma ancora, forse questa non è antipolitica: questa è superpolitica.

È antipolitica difendere la dignità del Parlamento infangata dalla presenza di 24 pregiudicati e un’ottantina di indagati, imputati, condannati provvisori e prescritti? È antipolitica chiedere di restituire la sovranità al popolo con una legge elettorale qualsiasi, purchè a scegliere gli eletti siano gli elettori e non gli eletti medesimi? È antipolitica pretendere che la politica torni a essere un servizio che si presta per un limitato periodo di tempo (dieci anni al massimo), dopodichè si torna a lavorare o, se s’è mai fatta questa esperienza, si cerca un lavoro come tutti gli altri? È antipolitica chiedere rispetto per i magistrati e dire grazie a Clementina Forleo e ai giudici indipendenti come lei?

Chi era a Bologna in piazza Maggiore, o in collegamento nel resto d’Italia e all’estero, ha visto decine di migliaia di persone restare in piedi da mezzogiorno a mezzanotte. Ha sentito Grillo chiedere il superamento «di questi» partiti, i partiti delle tessere gonfiate, dei congressi fasulli, delle primarie dimezzate (vedi esclusione di Furio Colombo, Di Pietro e Pannella), della legge uguale per gli altri; smentire di volerne creare uno nuovo; e rammentare che gli «abusivi» da cacciare non sono ambulanti e lavavetri, ma politici e banchieri corrotti o collusi.

Un economista, Mauro Gallegati, spiegare i guasti del precariato in un mercato del lavoro senza mercato e senza lavoro. Un grande architetto come Majowiecki illustrare i crimini cementiferi che i suoi colleghi seminano per l’Italia e per l’Europa con la complicità di amministratori scriteriati, e le possibili alternative verso un modo «leggero» di pensare e costruire città e infrastrutture. Alessandro Bergonzoni spiegare la partecipazione democratica con una travolgente affabulazione («Chi è Stato? Io sono Stato»). Un esperto di energie alternative come Maurizio Pallante raccontare quel che si potrebbe fare nel settore ambientale ed energetico al posto di inceneritori, termovalorizzatori, centrali a carbone e treni ad alta velocità per le mozzarelle. I ragazzi di Locri lanciare l’ennesimo grido di dolore dalla Calabria della malavita e della malapolitica.
Il giudice Norberto Lenzi rischiare il procedimento disciplinare per avvertire che il berlusconismo è vivo e lotta insieme a noi, anche a sinistra. Sabina Guzzanti prendere per i fondelli la deriva fuffista e conformista dell’informazione. I genitori familiari di Federico Aldovrandi raccontare, in un silenzio misto a lacrime, la tragedia del figlio morto due anni fa durante un «controllo di polizia». Massimo Fini tenere una lezione sul tramonto della democrazia rappresentativa citando Kelsen, Mosca e Pareto. Il giornalista Ferruccio Sansa sintetizzare la sua inchiesta sul «tesoretto» da 100 miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso dai concessionari, spesso malavitosi, dei videopoker e altri giochi, una mega-evasione fiscale scoperta dal pm Woodcock e dalla Guardia di Finanza, ma coperta da incredibili silenzi governativi.

Alla fine ho parlato anch’io: ho ricordato Lirio Abbate minacciato dalla mafia; ho cercato di spiegare che la tolleranza zero deve cominciare, come nella New York di Giuliani, dai mafiosi e dai corrotti, non dai lavavetri e dagli ambulanti; e ho difeso Cofferati, che avrà tanti difetti, ma non quello di partire dai poveracci, visto che prima ha preteso legalità dagli imprenditori sullo Statuto dei lavoratori. Ho fatto parecchi nomi e cognomi, come tutti gli altri sul palco di piazza Maggiore. Ora scopro che fare i nomi sarebbe «qualunquismo»: e parlare in generale per non dire niente, allora, che cos’è?

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22 Risposte to “Il Vaffanculo day, secondo Nico, Cacciari e Travaglio”

  1. Caro G., ci mancherebbe!
    Anzi, ti segnalo anche l’ultima uscita di Pannella, in cui ricorre sempre ad Aristofane (ma a quello delle Rane) per denunciare -a modo suo- l’impostura di entrambi i due grandi partiti, di destra e di sinistra, da costituirsi (il PD e il Partito delle Libertà), in un evento che, a suo dire, assomiglia più ad un funerale che ad una nuova nascita. Insomma, un brekekex koax koax di un coretto di Rane, vanagloriose e nulla più, commenterei io, che, come tu immaginerai, sono in disaccordo – eppure in questo momento mi sto chiedendo: chi dei due è Eschilo e chi Euripide? Sì, perché, alla fine, a ritornare in vita per salvare Atene (l’Italia) è il primo, il vecchio maestro, magari un po’ bolso e retorico (ma quello, forse, è un ruolo che Pannella riserva per sé…) 🙂

    – – –

    GRILLO: PANNELLA CITA ARISTOFANE,TRAGICOMICA RANA CON PD E PDL
    (AGI) – Roma, 10 set. – “…e per ora, per salvarsi, a suon di grancassa, ci stavano gabellando con due estreme, gemellari imposture: le nascite del ‘Partito Democratico’ e del ‘Partito della Liberta’, tentando di fare cosi’ di due funerali inevitabili, gia’ avvenuti, due memorabili cerimonie nuziali, battesimali, epifaniche. Un Evento, insomma, ’storico’, ‘epocale’. Andavano contandosi, queste Rane”. Marco Pannella cita l’opera di Aristofane (in cui Dioniso, nell’Ade per riportare in vita il prediletto Euripide, giunto alla reggia di Plutone si trova davanti alla gara poetica tra Euripide e Eschilo, metafora delle cause morali e culturali della rovina di Atene), pronostica che “ormai l’affare e’ di qualche settimana, al massimo. Ci sono sempre, in caso di necessita’, parti cesarei, no?” ma osserva anche che “le illusioni che si illudevano di ridestare gli sono alla fine esplose nelle mani. In rabbia, dileggio, rivolta, nausea, festa popolarissima, populistissima. Cosi’ l’Evento davvero c’e’, c’e’ gia’ stato: sono, siamo, i gonzi, l’Evento. Il popolo bue, detto ’sovrano’, col proposito di ‘distruggerli’, con gogne, carrette falo’, con l’urlo ‘a morte mafie e mafiosi’. Solo che oggi sono: Rete, Piazze, Festa, rappresentazione tragico-comica, Beppe Grillo, insomma”.
    “Quando un regime e’ esso stesso letteralmente un Fuori-legge; quando e’ antidemocratico, negazione strutturale e morale di uno Stato di Diritto; quando la realta’ e’ compressa, esorcizzata, violenta, non resta ad un territorio, a un popolo, ad una persona che ribellarsi, che la Rivolta. Non resta che la materialita’ dell’esplodere”, e’ l’amara considerazione tratta dal leader radicale. “Il ‘Partito Democratico’, il ‘Partito della Liberta’ ufficialmente, statutariamente non esistono ancora ma gia’ stanno preparando insieme, la Riforma ‘elettorale’ condivisa. Sottotraccia sono sempre piu’ uniti, in fatti, misfatti, destinazione e destino: loro stessi sanno che ’simul stabunt simul cadent’”. “L’alternativa storica possibile, sempre piu’ – conclude – sara’ quella della nonviolenza, della piazza, della Rete, della vita del Diritto per il diritto alla vita”. (AGI)

  2. “Non tanto sul merito delle proposte”: ah no, e su cosa allora?
    Ma tanto in politica, come in arte, lo stile è tutto (forma/senso).

    (Nico, la tua mail di prima delle ferie è persa: chiudiamola così!)

    CiaU

  3. Mah, personalmente, non sono entrato nel merito delle proposte perché ne è stato discusso ampiamente in questi mesi di avvicinamento al V-Day (anche da me…), e il tema del mio post era un altro.
    Sui contenuti, comunque – e a proposito di stile – prova a dare un’occhiata a questi post (sono di un matematico, ne apprezzerai la precisione, forse… ):

    http://xmau.com/notiziole/archives/003392.html
    http://xmau.com/notiziole/archives/003397.html

    PS: ok, l’e-mail è persa.

    Un saluto,
    N.

  4. quello che mi fa più sorridere di rabbia è come molti esponenti della destra (che dice che il v-day fa più bene a loro) e della sinistra (che parla solo con i pesci piccoli del neo PD) minimizzino la faccenda, la screditino (da che pulpiti poi certi commenti) e facciano finta di non VEDERE queste 300mila persone spuntate dal nulla. (per loro il web è ancora nulla… vedrete che l’unico a guadagnarci sarà lo psiconano che ingaggerà a suon di euri migliaia di blogger per conquistare la rete al suono di: e forza in cuuuuuloooo… te lo sbatto benisssssiiimooooo) persone che chiedono che accada qualcosa di democratico chiesto dalla gente e non inventato dai politici.
    comunque il mio timore non deriva dai nostri governanti ma proprio dalla gente, dall’italiano… popolo ormai talmente abituato alla frustrazione, el servilismo, al piegamento a 90, alla menzogna, ai quiz… che mi chiedo: avrà il coraggio (la memoria) e la forza di – continuare – a darsi da fare o scomparirà in un attimo dietro le prime salite, dietro le prime critiche, dietro le prime promesse (in denaro) che pioveranno dall’alto, dalla tv, dai giornali, ecc… tutti allineati al potere che nulla vuole se non tenere tutto nelle sue mani?
    in poche parole: l’italiano è pronto a sacrificare i suoi privilegi tombali per qualcosa di necessario e vitale?
    quanto al PD, caro nico, mi piace il tuo entusiasmo costruttivo in merito… ma a me da l’idea di una super cozza allevata a porto marghera. te la mettono in vendita come commestibile ma se non la mangi campi qualche anno in più… 🙂

  5. Darò 1 okkio ai links, grazie. Ma il punto è, sempre: nn cosa la politica può fare x noi ma anzi COSA NOI TUTTI – SINGOLI MA INSIEME – POSSIAMO FARE PER LA POLIS D’OGGI=MONDO! E il resto (nella migliore delle ipotesi) è sempre e solo chiacchiera.
    CiaU

  6. Piazze straripanti per il vaffanculo day grilliano…continue riedizioni de La Casta del buon Stella…affittopoli sull’espresso e su Il Giornale….che sta succedendo? Ce la ricordiamo Tangentopoli? Gli osannanti plausi alla magistratura, ai Colombo, ai Di Pietro e ai Borrelli (epperò secondo me Craxi non aveva proprio tutti i torti a dire quel che disse in parlamento)? W la seconda Repubblica, abbasso la prima si diceva..Già, ma con quali risultati? La classe politica italiana è autoreferenziale…vive di privilegi che non molla…Il vero problema delle iniziative come quella di Grillo ma ci metto pure i girotondini di Pancho pardi e Nanni “torta Sachs” Moretti non sono mai riusciti a passare dalla fase della “festa protesta” (mi scusi per la scopiazzatura signor G. la prego) alla proposta politica..Perché se poi vai a guardare i risultati delle elezioni il quadro che ne esce è sufficientemente significativo: nopn è che in fondo, in fondo un pò tutti noi italiani siamo dei qualunquisti?
    Il PD una cozza allevata a Porto Marghera? Mah..fino a qualche settimana fa mi sarei un tantino incazzato per questo giudizio, ma adesso che si sta ragionando sulle liste fingo di non pensare….e mi limito a ridere…ma proprio tanto
    Cle la forza sia con voi..

  7. U, in soldoni, era proprio quello che intendevo:

    Davide: anche in questo caso è proprio quello il punto. trasformare la protesta e il malessere colettivo in fatti concreti, come dicevo più su. siamo in grado di farlo? la festa protesta nel “piccolo” di mira voleva essere un ponte per arrivare a fatti concreti, ovvero costruire un tam tam “rivoluzionario” (nel senso della proposta e della bellezza) che potesse raccogliere non solo chi la pensa come noi ma più gente posibile per dargli la possibilità di pensare con la propria testa e decidere qualcosa. davide tu sei appena arrivato sul ponte di comando (non so se in passato hai avuto ruoli o esperienze politiche) e credo che ti sia reso conto che sia io che michele siamo molto pratici nella nostra teoria… da sempre… e nonostante questo a mira è stato quasi impossibile cambiare l’andazzo generale. (le mie perplessita riguardo al PD si legano a questo, non a sterili congetture ma a dei fatti del passato… la gente che mi trovo difronte è sempre la stessa, che pur millantando apertura mentale e buona volontà non cambia di una virgola il proprio pensiero… tantomeno le proprie azioni. mah!) la mia speranza è che il palazzo (non solo i politici, ma pure i tecnici e tutti quelli che si danno da fare) si rendano conto che bisogna cambiare il modo di fare le cose, senza sentirsi accusati o sminuiti, ma solo pronti a sviluppare quel mondo, auspicato anche da grillo, (senza destre e sinistre) di uomini pensanti pronti a darsi da fare come scolaretti il primo giorno di scuola.

    che la forza e lo sforzo siano con noi… si! si!

    di seguito le opinioni di daniele luttazzi sul v- day. interessanti e argute come sempre.
    http://www.danieleluttazzi.it/node/309

    Su Beppe Grillo ho tutta una serie di riserve che riguardano il cosa e il come. Spunti per una riflessione, niente di più: Grillo è ormai un tesoro nazionale come ( fatevi da soli il paragone: è la “democrazia dal basso” ) e a caval donato non si guarda in bocca. Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella. ( Il Benigni di vent’anni fa si sarebbe fatto prendere in braccio da Mastella solo per pisciargli addosso. E una volta l’ha fatto! Bei tempi. )

    AVVERTENZA AI FIGLI DI BUONA DONNA
    I figli di buona donna che allignano nei bassifondi della repubblica mediatica saranno tentati di strumentalizzare questo post ( ” LUTTAZZI CONTRO GRILLO ” ) per dare addosso in modo becero a Beppe, come hanno già fatto inventandosi l’insulto a Marco Biagi durante il V-day. L’alternativa è che me ne stia zitto per evitare l’ennesimo circo: ma dovete ammettere che il tema è troppo interessante; e tacere sarebbe, in fondo, come subire il ricatto dei figli di buona donna. Ho aspettato tre giorni, così almeno ho evitato il rendez-vous immediato. ( L’informazione all’italiana prevede infatti: giorno uno, la notizia; giorno due, la polemica; giorno tre, i commenti sulla polemica; giorno quattro: parlare d’altro. E invece eccomi qua. ) Se questa precauzione non dovesse bastare, vorrà dire che chi ne approfitterà finirà dritto dritto in uno speciale elenco dei bastardi che mi stanno sulle palle. ( Sul quaderno apposito ho già scritto ” volume uno “. )

    IL COSA
    In soldoni, la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto 300mila firme mi sembra che faccia acqua da tutte le parti.

    Primo, perchè un parlamentare con più di due legislature è una persona la cui esperienza può fare del bene al Paese. Pensiamo a gente del calibro di Berlinguer o di Pertini ( talenti che non ci sono più, ma questo è un problema che non risolvi con una legge, ci vorrebbe il voodoo ). Grillo li manderebbe a casa dopo due legislature, in automatico. Perchè “i politici sono nostri dipendenti.” Le accuse di populismo che gli vengono rivolte sono qui fondatissime, specie quando le rigetta usando non argomenti che entrino nel merito, ma lo sfottò, che è sempre reazionario. ( “Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populismo, la demagogia, uno con la barba ha anche citato, lui può farlo, Aristofane, per spiegare il V-day. ” Non è “uno con la barba”: è il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, filosofo, che ha espresso civilmente il suo parere contrario, argomentando. )

    Due, perchè chi è condannato in primo e secondo grado non lo è ancora in modo definitivo. In Italia i gradi di giudizio sono tre. Il problema da risolvere è la lentezza della giustizia. I magistrati devono avere più mezzi, tutto qui. ( “Tutto qui” è ovviamente l’understatement del secolo. )

    C, perchè poter esprimere la preferenza per il candidato ha dei pro e dei contro che si bilanciano ( come capita nel modo attuale ). In passato, ad esempio, poter esprimere la preferenza non ha impedito ai partiti di far eleggere chi volevano ( collegi preferenziali eccetera ) . Nè ha impedito alla gente di scegliere, col voto di preferenza, degli autentici filibustieri.

    L’illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia.

    Ma non è solo il cosa. E’ soprattutto IL COME. Un esempio: dato che Di Pietro ha aderito alla sua iniziativa, Grillo ha detto:-Di Pietro è uno per bene.- Brrrr. Quindi chi non la pensa come Grillo non lo è? Populismo.

    L’anno scorso, a Padova, gli “amici di Grillo” avevano riempito il palazzetto dove avrei fatto il mio monologo con volantini WANTED che mostravano la foto dei politici condannati. Li ho fatti togliere spiegandone la demagogia: gli amici di Grillo puri e buoni contro i nemici cattivi. Quando arriva Django?

    Lenny Bruce sosteneva, a ragione, che chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli. Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è “democrazia dal basso”: al massimo è flash-mobbing.

    AMBIGUITA’
    Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica ( satira e teatro sono politici da sempre, anche se oggi c’è bisogno di scomodare Luciano Canfora per ricordarcelo ) ( -Canforaaaaa!- ), ma quella di ergersi a leader di un movimento politico volendo continuare a fare satira. E’ un passo che Dario Fo non ha mai fatto. La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira. La logica del potere è il numero. Uno smette di fare satira quando si fa forte del numero di chi lo segue. Grillo il problema manco se lo pone. ( La demagogia è naif. Lo sa bene Bossi, che ieri gli ha pure dato dell’esagerato: perchè una cosa sono i fucili, una cosa ben diversa è il vaffanculo. )

    Scegli, Beppe! Magari nascesse ufficialmente il tuo partito! I tuoi spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici e nessuno dei tuoi fan dovrebbe più pagare il biglietto d’ingresso. Oooops!

    – I partiti sono il cancro della democrazia.- dice Grillo, servendosi di una cavolata demagogica che era già classica all’epoca di Guglielmo Giannini. Come quell’altra, secondo cui ” in Italia nulla è cambiato dall’8 settembre del 1943 “. Ma va’ là!

    Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. La gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora. Si applaude l’enfasi.

    Il marketing di Grillo ha successo perchè individua un bisogno profondo: quello dell’agire collettivo. Senza la dimensione collettiva, negata oggi dallo Stato e dal mercato, l’individuo resta indifeso, perde i suoi diritti, non può più essere rappresentato, viene manipolato. E’ questo il grido disperato che nessuno ascolta. La soluzione ai problemi sociali, economici e culturali del nostro Paese può essere solo collettiva. A quel punto diventerebbe semplice, anche per Grillo, dire:- Non sono il vostro leader. Pensate col vostro cervello. Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo.-

  8. Ho stampato e letto i 2 interventi. Allora, prima dico la mia a monte d qst lettura e poi il seguito ke cmq nn cambia anzi è convalidato e xò mi dà modo di fare 1 rilievo fondamentale…

    Premessa: non conosco il testo d legge proposto da Grillo ma solo “ciò che se ne dice”. Concordo col 1° punto (cn riserve ké nn ho letto etc.), ma dissento sul 2° e il 3° (specie qst’ultimo).

    Post lettura: opinione confermata. Mio commento ai post: 1° nn mi piace il tono finto-menefregante/superiore del tipo, ciò compromette nn poco ql ke dice (forma-senso). Ma vediamo: mi conferma sul punto essenziale su notato “nn è possibile far finta d nulla e nn mettersi a studiar il tsto d legge”. Discorda sull’unico punto x me doveroso: fuori i condannati (ki tradisce il popolo nn può governarlo), xò argomenta e concordo x la presunzione d’innocenza etc. (è cmq skifoso, iniquo, antietico e scandalosamente vergognoso ke nn esistan già automatismi x impedir ‘ste aberrazioni, ma nn ne so abbastanza qndi fine). Concordo coi suoi rilievi sul punto 2: la possibilità d seguire i processi socio-politici deve aver arki temporali oltre i 10 anni (sempre c sia una politica ‘sana’, ovvio). Sul 3° punto dissento in toto x ragioni storike e contingenti (nn valutate dal tipo) e il suo argomento è risibile anzi pessimo (assurdo dir ke tanto nn peggiora lo stato d cose già negativo); è xò importante il suo rilievo sul testo d Grillo tenuto nascosto (il ke mi fa sospettare nn poco, anzi mi conferma la mia idea d’1 facile populismo ke nn fa i conti cn la complessità dlla realtà: xké nn si candida?!).

    Bene, veniamo al punto cmq + importante: Grillo (in qsto caso è fondamentale sia proprio 1 comico-satirico, 1 personaggio d spettacolo – qndi estraneo ai giri ritenuti sporki – e fortemente sentito dalla gente etc.) ha infine riportato il popolo su temi e questioni assolutamente rilevanti e anzi essenziali, insomma è riuscito a far parlare i cittadini tra loro, a farli discutere, metter l’interesse in comune, riporta il popolo alla politica e viceversa. Qsto è facile, da fuori. Meno facile se direttamente coinvolti nl meccanismo, spesso stritolante, dlla politica cm’è oggi. Ma può cambiare: e xké accada c’è bisogno ke ciascuno s’interroghi e risponda fattivamente a quanto dicevo sopra. Avanti popolo…

    CiaU

  9. Modestamente penso solo che dopo il V-Day, i grandi politici che rappresentano il nostro paese, dovrebbero fare due cose:
    tacere e meditare.
    Tacere perchè come al solito dicono tutto e non dicono niente, perchè tanto non sanno che dire, e meditare perchè questa è stata l’ennesima dimostrazione di quanto la popolazione di questo paese sia stanca di questi pupazzi che governano. Tutti destra sinistra centro, vogliono fatti, leggi, vogliono qualcuno che si occupi di questo paese e che non perda tempo in polemiche sciocche e sterili.
    Sono stata a Barcellona quest’estate. Lì ho proprio avvertito il cambiamento, la presenza di qualcuno che si occupasse del paese. Certo, ho vissuto da turista, ma la Spagna ora stà proprio avanti a noi.
    E allora come dice la Guzzanti, Viva Zapatero!

  10. “Avanti Pop, alla risCoop, bandiera rock, bandiera rock “(Têtes de Bois) 🙂

    Concordo con i tuoi distinguo sul punto 3 (ed in effetti io, in passato, avevo scritto sul meccanismo delle preferenze, appunto): ed anche l’intervento di Luttazzi citato da G. può essere utile, perché, come quelli del molto meno famoso blogger da me citato in precedenza, invita ad approfondire.

    E d’abitudine – mi si passi la banalità -, a riflettere sulle cose, ci si accorge che sono un po’ più complicate di come ce le si immagina di primo acchito, no?

    Un saluto,
    N.

    PS: avete letto l’articolo di Massimo Fini sul Gazzettino di ieri?
    Ve lo giro qui, per eventuali commenti:

    – – –
    “Ecco perché ero su quel palco”

    Sarebbe un grave errore pensare che la folla che ha partecipato al riuscitissimo “‘V-Day”, organizzato da Beppe Grillo in Piazza Maggiore a Bologna e in altre 150 città italiane, rappresenti una parte del cosiddetto “popolo di sinistra” deluso dall’operato del proprio governo.
    (Segue a pagina 12)

    Così come fu un errore pensare che il milione di persone che si radunò qualche anno fa in piazza San Giovanni a Roma per protestare contro le vergognose leggi “ad personam” fosse composto esclusivamente da gente “di sinistra” (la sinistra, oggi, in piazza, mobilitando tutti gli apparati e le “truppe cammellate”, è in grado di mandare, al massimo, trecentomila adepti).

    Ho partecipato ad entrambe le manifestazioni, in piazza Maggiore sono intervenuto anche dal palco, insieme ad Alessandro Bergonzoni, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, al giudice Norberto Lenzi, oltre a Grillo che ovviamente si è riservato, con un’energia incredibile per un uomo che è vicino alla sessantina, la parte del leone, e credo di sapere di che cosa parlo. Si tratta di un movimento trasversale, formato da una miriade di gruppi non sempre omogenei, alcuni dei quali sono venuti allo scoperto, in piazza, come quelli di Grillo, di Flores D’Arcais, dei NoTav, del mio Movimento Zero, ma il cui grosso si trova, per il momento, su Internet, ed è formato in grande prevalenza da giovani, i quali chiedono certamente il ritorno ad un minimo di decenza legale e formale (i punti qualificanti del “V-Day” erano: via gli inquisiti dal Parlamento, non più di due legislature per ogni deputato o senatore, poter votare per nominativi singoli e non solo per liste dove gli eletti sono già decisi, di fatto, dagli apparati dei partiti), ma che, nella sostanza, hanno perso ogni fiducia nei partiti in tutti i partiti, e nei loro uomini, nelle classiche categorie politiche vecchie di due secoli – liberalismo e marxismo, con i rispettivi derivati, nella destra e nella sinistra – e anche, nel profondo e magari inconsciamente, nella democrazia rappresentativa.

    Lo deduco anche dal modo in cui è stato recepito il mio intervento che andava ben oltre i temi del “V-Day”. Pensavo che sarebbe stato accolto gelidamente da una platea fortemente legalista (le maggiori ovazioni sono toccate a Marco Travaglio che della legalità ha fatto il suo cavallo di battaglia). Ho infatti detto che ero d’accordo con i temi del “V-Day” (figuriamoci se non lo sono, anch’io batto, da anni, sul tasto della legalità come sanno i lettori di questo giornale), ma che rischiavano di mascherare la questione di fondo che riguarda proprio l’essenza della democrazia rappresentativa. Che è un imbroglio, una truffa, “un modo, sicuramente sofisticato e raffinato, per ingannare la gente, soprattutto la povera gente, col suo consenso”. E che questo non è un problema italiano, anche se certamente il nostro sistema presenta aspetti degenerativi specifici, ma di tutte le democrazie occidentali, particolarmente inquietante in un periodo storico in cui queste stesse democrazie pretendono di omologare a sè, con la propaganda ideologica, la propria economia e, se del caso, le bombe e l’intero esistente. Ma che la rivolta contro la “democrazia reale”, quella che concretamente viviamo, inizi dal nostro Paese è molto interessante perchè l’Italia, nel bene e nel male, è sempre stata uno straordinario laboratorio di novità (l’ascesa della classe mercantile, che porterà alla Rivoluzione industriale che ha cambiato il nostro intero modo di vivere, inizia a Firenze e nel piacentino, il fascismo nasce qua, persino il berlusconismo, che io considero un fenomeno postmoderno – non è vero che Berlusconi imita Bush, è vero il contrario – è un fenomeno che prende il via dall’universo mediatico italiano).

    Innanzitutto non si è mai capito bene cosa sia davvero la democrazia. È un animale proteiforme, mutante, cangiante, sfuggente. Lo stesso Norberto Bobbio, che pur ha dedicato a questo tema la sua lunga e laboriosa vita, scrive in un passaggio che i presupposti fondanti della democrazia sono nove, in un altro ne indica sei, in un altro ancora tre e alla fine ne dà una definizione talmente risicata da perdere qualsiasi senso. In ogni caso si può dire che la “democrazia reale” non rispetta nessuno dei presupposti che, almeno nella “vulgata”, le vengono attribuiti. Prendiamone, a mo’ di esempio, solo due. 1) Il voto deve essere uguale. Il voto di ogni cittadino non deve valere nè di più nè di meno di quello di qualsiasi altro. 2) Il voto deve essere libero. Deve ciè essere conseguenza di una scelta spontanea e consapevole fra opzioni effettivamente diverse. I governanti devono avere un reale consenso da parte dei governati.

    Bene. Il voto non è uguale e il consenso è taroccato. Sul primo punto ha detto parole definitive la scuola elitista italiana dei primi del Novecento: Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Roberto Michels. Scrive Mosca ne “La classe politica”: «Cento che agiscano sempre di concerta e d’intesa gli uni con gli altri trionferanno sempre su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra di loro». Il consenso è taroccato perchè ampiamente indirizzato dai massmedia, in mano alle oligarchie economiche e politiche, che non per nulla vengono, spudoratamente, chiamati gli “strumenti del consenso”. E lo stesso si può dire per tutti gli altri presunti presupposti della democrazia che Hans Kelsen, che non è un marxista nè un estremista talebano, ma un giurista liberale, considera una serie di “fictio iuris”.

    Nella realtà la democrazia rappresentativa non è la democrazia ma un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, di aristocrazie mascherate, politiche ed economiche, strettamente intrecciate fra di loro e, spesso, con le organizzazioni criminali – quando non siano criminali esse stesse – che il liberale Sartori definisce, pudicamente, “poliarchie”, che schiacciano il singolo, l’uomo libero, che non accetta di sottomettersi a questi umilianti infeudamenti, cioè proprio colui di cui il pensiero liberale voleva valorizzare meriti, capacità, potenzialità e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e invece ne diventa la vittima designata.

    Del resto senza tanti discorsi teorici lo vediamo tutti, lo sentiamo tutti che noi cittadini non contiamo nulla. La nostra unica libertà è di scegliere, ogni cinque anni, legittimandola, come l’unzione del Signore legittimava il Re, da quale oligarchia preferiamo essere dominati, schiacciati, umiliati. Non siamo che sudditi.

    Kelsen scrive: «Si potrebbe credere che la particolare funzione dell’ideologia democratica sia quella di mantenere l’illusione della libertà». E si chiede come «una tale straordinaria scissione fra ideologia e realtà sia possibile a lungo andare».

    Me lo chiedo anch’io da tempo. E ho concluso così il mio intervento: «Le democrazie (inglese, francese, americana) sono nate su bagni di sangue. Ma non accettano, nemmeno cencettualmente, di poter essere ripagate dalla stessa moneta. Anzi hanno posto, come una sorta di “norma di chiusura” per dirla con lo Zietelman, che la democrazia è il fine e la fine della Storia. Saremmo quindi tutti condannati, per l’eternità, a morire democratici. Ma la Storia non finisce qui. Finirà, con buona pace di Fukujama e di tutti i Fukujama della Terra, il giorno in cui l’ultimo uomo esalerà l’ultimo respiro. Non sarà certamente la nostra generazione, quella mia e di Beppe Grillo, non sarà questo ludico “V-Day” a cambiare le cose, ma verrà un giorno, non più tanto lontano, in cui la collera popolare abbatterà questa truffa politica, come, in passato, è avvenuto con altre». Ovazione.

    Massimo Fini

  11. eh! il popolo prima o poi – abbatte – e di solito non lo fa con dolcezza. che meraviglia sarebbe se il cambiamento non fosse violento ma fosse evoluzione… (la spagna sembra provarci, si) ma temo che qui sarà più dura, o il prode italiota si desterà!?!come citato nell’inno della nazionale di calcio??? pardon… della nazione!
    cito Gadda:
    “Gli italiani generosissimi in tutto non sono generosi quando si tratta di pensare.
    Una difficilissima elaborazione e costruzione morale fatta di incredibili sforzi e autoinibizioni individuali e puri e leganti entusiasmi, darà una più perfetta socialità di quella in cui siamo oggi immersi… Una lentissima costruzione morale, una grande cultura, una chiara visione di infiniti problemi tecnici, sociali, igienici, economici, morali, fisiologici, ecc., una calda passione per l’ordine e per il benessere generale e soprattutto una volontà tenace ed eroica potrà avviarci ad una migliore socialità.”

    poi se la prende con le parole…:
    “Le parole non bastano e sdraiarsi nel comodo letto della vanità ciarliera è come farsi smidollare da una cupa e sonnolenta meretrice. Le “parole” sono ancelle d’una Circe bagasciona, e tramutano in bestia chi si lascia affascinare dal loro tintinnìo.”

  12. Carlo Emilio… (La sapeva lunga, e non per aver studiato libri…)
    CiaU

  13. eh si, il Gadda è stato un’altra bella novità dell’estate per il sottoscritto assieme a Vonnegut… consiglio entrambi senza remore

  14. beh… letto le parole di d’alema sul v-day? la definisce una manifestazione violenta, e dice che non da risposte. io non credo che d’alema si droghi quindi deve essere davvero uscito di senno. mi chiedo dove l’ha vista la violenza? (forse ha visto una minaccia per se stesso, in 300mila gli vogliono spaccare i denti?) e mi chiedo dove le mette tutte le proposte sull’ambiente, la politica, l’economia, ecc… che grillo lancia regolarmente a voce di premi nobel e studiosi riconosciuti nel mondo e discussi dalla gente. ma poi leggo meglio il suo intervento su vari siti giornalistici e capisco tutto. d’alema fa un discorso politico di “oggi”, parla del niente. non tira fuori nessun argomento, si limita a parlare di se stesso e del suo piccolo mondo marcio che vuole tenersi stretto anche grazie al nuovo PD (chi si incazza qua?). quell’uomo continua a non capirci niente… ma pure questo è falso: comprende i suoi interessi che pare siano molti (oltre la vela)

  15. Sì, ma D’Alema ha detto anche (testuale): “«Ricordo quella canzone di De André: chi non può più dare il cattivo esempio, può dare buoni consigli»”…

    Ecco, sia lui sia – per dire – De Mita finiranno, nel PD, a fare tutt’al più i “padri nobili” (eh, eh, non sottilizziamo sull’aggettivazione…): non potranno più dare il cattivo esempio, e starà a noi decidere se seguirne i “buoni consigli”.

    Del caso Grillo, poi, ovviamente, D’Alema può capire ben poco, visto che naviga sì, ma non certo su internet :-))

    [mi ricordo, anni or sono, nel 1994, quando Veltroni purtroppo perse la battaglia per la segreteria del PDS con D’Alema, agli albori della Seconda Repubblica… Allora, effettivamente, si nutrivano grandi speranze su di lui, per una vera svolta – e già allora D’Alema rappresentava il vecchio, la Nomenklatura… Prtroppo son passati 13 anni, ed ora Veltroni, allora un under-40 di belle speranze, fatica un po’ a rappresentare il nuovo, anche nel PD…]

    Un saluto,
    N.

  16. povero De Andrè… non credo gli piacerebbe essere citato da d’alema.
    comunque quella canzone, se non erro, vado a memoria: parlava di puttane… e nel contensto specifico della citazione, di cariatidi vecchiette ormai da tumulare… non era certo un’affermazione positiva. (poi magari ricordo male, controllerò)

  17. La Cosa partito-rosé anzi proprio grigio, io non lo voto da mo’: né do buoni consigli (parole), provo a dar buoni esempi (fatti)…
    CiaU

  18. Ah, voglio poi far sapere a tutti che me ne vado dal mio paese natale e più (dal mio fiume e mio sangue, dalla mia geografia dell’anima – dove al mattino vedevo a nord le Alpi rosa ed ero a casa, ma la notte sentivo il rombo della morte-Miralanza; da Mira e la Riviera, questa MERAVIGLIOSA TERRA dove son nato e cresciuto fino al mezzo del cammin), unicamente per COLPA degl’infami che l’han MASSACRATA con politiche amministrative deleterie e nefaste, portandola al residenzialismo invivibile (il professor Vallerani, grande geografo che stasera a Maserada dopo la lettura ho avuto il profondissimo onore di conoscer di persona, ha scritto un libro devastantemente bello su ciò: “Il grigio oltre le siepi” – con interventi anche di Zanzotto, tipo…).
    Mi troverete a Campolongo Maggiore, e il nome non è un caso, a partire da quest’ottobre: riparto dall’humus, cioè dall’uomo…
    u

  19. U, ti auguro di abitare la tua nuova casa (e te stesso di conseguenza) nel miglior modo possibile! si verrà a trovarti a far di note…
    huzzah!

  20. Cfr. anche quanto argomenta Umberto Eco, sull’Espresso:
    – – –
    “Qualunquismo e neo-qualunquismo”

    La partecipazione al ‘Vaffanculo Day’ organizzato da Beppe Grillo ha riacceso la discussione se vari sintomi di disaffezione e sfiducia nei confronti della classe politica rivelino la rinascita del qualunquismo. Non credo che la crociata ormai decennale di Grillo contro tutti possa essere definita qualunquismo, perché caso mai si tratterebbe di una sorta di neo-savonarolismo laico.

    Il problema è quello della gente che partecipa con lui, e persino di quelli che lo vanno a sentire per puro divertimento, perché se si divertono è perché viene sollecitato pur sempre qualche loro rancore profondo.

    D’altra parte le 150 mila copie (sino a luglio, che poi se va bene diventano 300 mila lettori) di ‘La casta’ di Stella e Rizzo non sono noccioline: tutti quei lettori che si interessano a come vengono spesi e sprecati i soldi pubblici, non sono gente che vuole soltanto divertirsi.

    È gente che cerca materia alla propria indignazione o almeno alla propria insoddisfazione nei confronti della classe politica e degli amministratori degli enti pubblici.

    Ma si tratta di ‘qualunquismo’? (…)

    [NdR: analisi storica del fenomeno: la risposta è no]

    Quel movimento rappresentava una reazione allo choc di una vita democratica ancora ignota, mentre questo rappresenta una disaffezione verso una vita democratica a tutti nota e (pareva) accettata. Quello era una malattia infantile della democrazia italiana, e infatti non ha avuto un successo veramente significativo perché gli si opponevano i grandi partiti di massa (Democrazia cristiana, Partiti comunista e socialista) che suscitavano l’entusiasmo e l’impegno dei cittadini. Invece il neo-qualunquismo non rappresenta il rifiuto a priori di una dialettica democratica (che i settatori dell’Uomo Qualunque rifiutavano prima ancora di averla conosciuta). Esso rappresenta la sindrome di delusione nei confronti della classe politica da parte di chi in quella dialettica ci credeva. Il primo riguardava una minoranza di ‘malati’ che non potevano inquinare il corpo sociale più di tanto, il secondo rappresenta o annuncia una malattia (incipiente) del corpo sociale nella sua totalità.

    Non posso (e non so) analizzare tutti i motivi di questa disaffezione, ma vorrei dire quello che ho letto sui quotidiani o visto al telegiornale nelle ultime settimane, quando siamo stati avvisati ogni giorno che il governo intendeva diminuire le tasse. (…)

    [NdR: segue analisi del disastro mediatico di annunci precisazioni e controsmentite su una decurtazione di tasse del tutto impalpabile]

    Perché un governo scelga questo modo di comunicare ai suoi elettori, mi rimane dolorosamente oscuro, ma ammetto che la colpa non sia del governo bensì dei mass media che (anche quelli di sinistra) esageravano questi annunci letali per le sorti del governo, pur di vendere qualche copia in più.

    (…)

    Naturalmente se all’opposizione, che ripeteva che le tasse sono aumentate, le fonti governative avessero risposto che non è vero, forse la gente avrebbe capito che si opponevano due tesi, e avrebbe cercato di ragionare con la propria testa.

    Ma le fonti governative erano troppo occupate a parlare della diminuzione futura.

    Naturalmente non tutti i cittadini sono degli sciocchi e capiscono benissimo quello che ho appena detto.

    Ma è proprio questo, sentirsi avvolti da una rete di bugie e di goffaggini, che fa diventare se non qualunquisti storici almeno neo-qualunquisti.

  21. è vero! infatti ho incredibilmente capito cosa ha scritto Eco!!!… di solito non mi succede!!! 🙂
    è straordinario notare come i vari giornali trasformino la faccenda Grillo secondo i propri canoni di “signoraggio politico”… giusto per fare un esempio banale: grillo smerda i politici. su repubblica vengono enfatizzate tutte le battute a danno dello psiconano e moderate quelle verso sinistra. sul corriere le battute al nano non ci sono proprio e Grillo diventa il grimaldello che annienterà la sinstra…
    ai loviu dis cauntri

  22. Cmq Grillo sbaglia sui politici tutti uguali, anzi chi lo pensa è il più uguale tra questi davvero pessimi uguali! E ora vediamo, visto che a criticar da fuori si fa presto, cosa combinerà lui lì…
    CiaU

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