Indovina chi, giochi m…

visto che stasera saremo a padova a dialettare con musica e poesia, e spero che veniate in tanti alla libreria kaosmosi…
vi scrivo una poesiola (che sta sera canticchierò e qui la trovate con il “testo canzone”) e vi invito a indovinarne l’autore. Ness1 non può giocare sennò non c’è divertimento, (aspetta almeno qualche giorno)

Schei schei vegna i schei
mi voi vendarme e comprar
comprar tanto vin che baste
na nasion imbriagar

Cantarò co lori beve
bevarò co i cantarà
imbriago voi scoltarli
imbriaghi i scoltarà

Schei schei vegna i schei
mi voi vendarme e comprar
comprar tanto vin che baste
na nasion imbriagar

Cantarò co lori beve
bevarò co i cantarà
imbriago voi scoltarli
imbriaghi i scoltarà

Ghe dirò na paroeta
che ghe reste dopo el vin:
Fioi de troia i vostri fioi
gavarà el vostro destin

dialettanti 1.0

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49 Risposte to “Indovina chi, giochi m…”

  1. nonna antonia Says:

    scusa, ma non scrivi tu i testi delle tue canzoni o adesso hai un paroliere?
    in tal caso faccio dei tentativi, tralasciando ness1 che non può giocare…e magari è lui l’autore!
    1. bo
    2. marcone
    3. qualcuno del gruppo autoreditori
    che cosa vince chi indovina?

  2. cara nonna, hai toppato in pieno. nessuno di quelli da te citati.
    l’autore è nel suo campo piuttosto famoso, sennò, hai voglia…

    i vincitori hanno diritto a una copia gratuita dei dialettanti che spedirò ovunque si trovino con tanto di autografo e messaggio personalizzato (naturalmente non devono aver visto – ancora -nessun reading)

  3. Elias Mengwee

  4. negativo, cara anna.
    aiutino, nome/cognome dell’autore ha a che fare con un paese della bassa padovana… un grande aiuto questo eh!

  5. :-(…. ma sarà mica il petrarca?

  6. no no, non il petrarca… non così tanto famoso. ne parla anche paolini in un suo spettacolo (il bestiario) …eh eh

  7. con i tuoi due aiuti, spero di non cazzare sto giro 🙂 questa è l’ultima,dopo di chè esaurite le idee…già mi accingo a tirar fuori bandiera bianca.
    Sussurro: noventa

  8. uiiiiii arrrr deeeee cempionsssssssssssss
    brava anna, hai vinto i dialettanti a gratis! (con dedica)
    era proprio Noventa!!!

  9. Tutto bene ieri sera, vero G? Nn son riuscito a venire (il lavoro devasta, ma t tocca se nn vuoi viver fuori dal mondo). Vedo mo’ che 2+3 fa 4! Giacomo Ca’ Zorzi in arte Noventa, è di Noventa di Piave (sopra San Donà di Piave) e s’è ribattezzato artisticamente così proprio in onore al paese natale. Cmq nn avrei indovinato ké nn ricordo d’aver mai letto/sentito qsto suo testo né mi suona familiare col suo stile e linguaggio: pur essendo in possesso dlla coordinata storica ké in dialetto s’inizia a scriver poesia solo alla fine dell’800 e poi nel primo 900 quando ormai l’italiano di massa skiaccia le parlate locali (pioniere delle antologie dialettali fu Pasolini, oltre a scriver in friulano), nn mi torna la cosa a livello d geografia ké “baste” nn mi suona da bassa padovana ma anzi piuttosto d’area trevigiana…
    CiaU

  10. davvero ? wowowowowow :-):-)

  11. l’indicazione della bassa padovana era solo per dare una indicazione nominale… effettivamente poteva forviare. sinceramente non ci avevo pensato su tanto.
    la lettura di giovedì non ci ha convinto, è stata una spanna sotto le altre e il pubblico era molto freddo, sembrava essere li per qualcos’altro. io poi ho preso una frustata sulla mano alla rottura del cantino (sarà stato un anno che non rompevo na corda!) serata così insomma!

    si si anna hai vinto!!! ti manderò una mail per sapere dove spedirti il libro.
    ciao

  12. Ahi ahi ahi G, hai toppato: l’aiutino sbagliato depista!

    E cmq, a consolazione, alcune kikke musical-agostiniane:

    Chi canta, prega due volte. – 72, 1

    [Si deve cantare] non solo con la voce ma con i fatti (Non solum voce sed et opere). – 146, 14

    In realtà, il salmo è un cantico: non un cantico qualsiasi ma un cantico accompagnato sul salterio. Il quale salterio, poi, è uno strumento musicale, come la lira, la cetra e gli altri strumenti che sono stati inventati per accompagnare il canto (organa […] quae inventa sunt ad cantandum). Pertanto colui che salmeggia non canta soltanto con la voce ma ha con sé anche uno strumento chiamato salterio, per cui l’abilità delle mani s’accorda con la voce. Vuoi dunque salmeggiare? Non sia soltanto la tua voce a cantare le lodi divine ma alla tua voce s’accordino anche le opere. Se infatti canterai [solo] con la voce, a un certo momento dovrai tacere: CANTA INVECE CON LA VITA, affinché mai debba tacere. – 146, 2

    Sant’Agostino – Esposizioni sui Salmi (Enarrationes in Psalmos)

    CiaU

  13. non ha depistato anna, che quindi è stata più che brava!!! 🙂

    eh… cantare con la vita, una bella missione. direi che con un po di esercizio ci si può reffare a tirare fuori qualche nota… eh eh
    qua ci si prova, questo è certo!

  14. Magari nn è stata fuorviata proprio xké un’indicazione x lei valeva l’altra o quasi? E cmq, ha vinto il libro!

    (Spero ke cn “qua” intendi nn qsto blog – nn slo qste parole, cme dice Agostino – ma le opere nlla tua vita!)

    Guardate qua (1 genio): http://unavignetta.splinder.com

    CiaU

  15. anche si ness 🙂 poichè era impossibile per me cogliere le sfumature dei due dialetti, ma gli aiuti del buon elias hanno risvegliato una sorda forza evocativa :-p

    “e allora canta canta canta…finchè ti basta il cuore”

  16. adesso risveglio sorde forze evocative… 🙂

    U, certo che intendo le opere della vita, il blog non è che un dito di tutta una mano

  17. C’è più filosofia nell’unghia dipinta del dito mignolo d’una donna che in tutti i saggi mai scritti fin’oggi!!
    CiaU

  18. Ricorda un po’ il “ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” dell’Amleto scespiriano… (“There are more things in heaven and earth, Horatio,/ Than are dreamt of in your philosophy” (atto I scena V)
    …naturalmente lì si parlava di apparizioni ben più meravigliose e strane (“wondrous strange”)di un dito mignolo dipinto di donna: eppure anche alla Donna – in quanto strana alterità – dev’essere donato, nella vita, il benvenuto dello straniero (“therefore as a stranger give it welcome”…) 🙂
    Sempre di epifanie (ovvero: apparizioni) dopotutto si tratta: fantasmi reali (come in Amleto) oppure dell’anima o della mente, come la visione di un’unghia dipinta.

  19. beh, anche il buon Pessoa (poeta di carattere e ferma identità) asseriva che c’èra più filosofia nella tabaccheria davanti casa sua che in tutta la sua poesia… il perchè è presto detto: nella tabaccheria lavorava una bellissima ragazza con le unghie dipinte, mi pare ovvio! ( 🙂 )

    http://archiaudaci.wordpress.com/2007/06/17/senza-perdere-lo-smalto/

  20. G: come Pessoa, hai capito tutto! Nico, hai colto il rinvio ma hai sbagliato il parallelo, che non è come hai scritto ma esattamente equivalente a quello che fa Shakespeare – la proporzione matematica esatta è così:

    cielo&terra : mignolo-di-donna = Orazio : filosofia
    (cielo&terra sta a mignolo come Orazio sta a filosofia)

    CiaU

  21. “Esatto”, “sbagliato”… Mai sentito parlare di ermeneutica? 🙂 Bye, N.

  22. liberamente tratto dal diz. etim. di G

    Ermeneutica: lat. ERMENEUTICA dal gr. ERMENEUTI-KE…te frega? derivante dal tema di ERMENEYO (interprete) nota silloge poetica romanesca che alcuno rannoda a un tema in classe di tal ERMES Ermete o Mercurio, dio della eloquenza e dei termometri e interprete degli dei dell’Olimpo con contratto a tempo indeterminato (v. Er-me-te… e li altri) ma veramente connettesi alla radice del verbo EIRO – antico nome dell’euro – dico, parlo, a vanvera e spesso a sproposito magari porchizzando
    in poche parole: scienza della interpretazione dei libri antichi che nessuno caga più specilm. della Bibbia e delle leggi… anche perchè allora come adesso costano na cifra spropositata…

  23. Sì, fino almeno a quella gadameriana: siamo scienziati, per questo sensati! Esattezza è corrispondenza al reale (o fai i conti giusti prima, o dovrai farli cmq poi…).
    CiaU

  24. “Corrispondenza al reale”? 🙂 Mah, io mi sono fermato alla corrispondenza col Reale, e quanto ai conti giusti, arrivo sino al Gian Biagio…
    Caro U., imho più che in queste insolite vesti di sensato filosofo, risulti maggiormente persuasivo nelle tue incarnazioni poetiche e artistiche 🙂
    [tra le righe, ti invitavo solamente, in modo sommesso, se possibile ad evitare di distribuire patenti di “esatto” e “sbagliato”, soprattutto in contesti come questo, perché non è proprio il caso, e perché può suscitare un’inesatta impressione in chi magari non ti conosce nella _real life_, tutto qui…]

  25. Nico, è meglio per te tu sappia che non transigo e mi scaldo, specie se si tratta di verità e menzogna. Ma non voglio irritarmi: quindi t’avviso amichevolmente che non accetto alcun paternalismo da nessuno; se poi anche è palesemente sbagliato, non c’è proprio storia.

    Se dico una cosa, è quella: non per presunzione, perché è un fatto/dato reale (se non dovesse esserlo, ammetto senza problemi l’errore: non ho per fine l’esibizione di me, ma la realtà). Perciò lo dimostravo anche con la matematica, che non è opinabile: è certa e verificabile.

    Terza e ultima cosa: non puoi dividere (e se lo fai, mi siace per te ma sbagli!) ciò che io sono ed è unitario (che scriva versi o prosa, suoni chitarre o scorreggi, dico e faccio sempre una sola ‘cosa’), secondo le tue preferenze o i tuoi limiti/capacità di comprensione, ok!

    Buona giornata (la sola ‘patente’ che riconosco vera ce la dà la realtà, Nico: non c’è scartoffia che tenga)!!!

    CiaU

  26. Caro U., mi spiace se ti scaldi: ed in effetti di caldo ce n’è parecchio 🙂 Per citarti: “se dico una cosa, è quella”: _quod scripsi, scripsi_. Ovvero: quando scrivo su un post l’analogia che mi suscita la reminiscenza di un passo scespiriano, il “giusto” e lo “sbagliato” viene da te tirato in ballo a sproposito (la “realtà” la lascerei perdere, fìdati…). Di qui la mia replica, con un consiglio amichevole su uno dei criteri di comportamento on-line secondo netiquette che, appunto, tu sei liberissimo – come vedo – di non accogliere.
    Altrettanto amichevolmente ti lascio alle tue certezze, ai tuoi sbagli, alle tue esibizioni (musciali e no: come persona unitaria, s’intende…): è meglio per me, come scrivi, di sicuro! -e mi scusi G. se ho irritato un suo amico suscettibile (quanto alla “presunzione”, non mi esprimo).
    [Per inciso: sulla matematica, hai idee confuse, anche relativamente alle sue applicazioni; quanto alla filosofia, ho già detto. Come poeta, meglio.].
    Ognuno secondo i suoi limiti, s’intende: il carattere di una persona (ed _ethos anthropo daimon_) è patente (da _pateo_, appunto).
    Per me è chiusa qui: mi scuso con tutti i lettori del blog per la noiosa e poco edificante diatriba, il mio indirizzo e-mail privato lo conosci.

  27. Mi sa che la confusione e pure la presunzione son tue…
    CiaU

  28. Guarda, torniamo al problema, senza personalismi (credo sia utile mostrare i percorsi, non nasconderli) seguimi:

    ho fatto un’affermazione che corrisponde in proporzione matematica a: cielo&terra sta a mignolo come Orazio sta a filosofia – in allusione alla citazione che hai colto;

    poi tu hai contrapposto le due metafore cielo&terra e mignolo, ripeto in modo sbagliato: perché quello che ho detto io ricalca Shakespeare, e non lo cotraddice come invece vuoi farmi aver detto tu! Quindi qua ravviso un ingiustificato senso di critica, e perciò mi scaldo ok!

    Ora se sei in grado di dimostrarmi che non è così bene, sennò ti lascio le tue errate convinzioni (anche su di me e quant’altro: sei stato offensivo con la tua ultima replica sarcastica, ma non me la prendo) e tanti saluti.

    CiaU

  29. non c’è da preoccuparsi se la discussione, per quanto accesa, resta nei limiti della civiltà. in questo caso mi sembra che sia godibile per chiunque e – se mi permettete – pure divertente, poichè è strano per non dire poco comune dissertare su matematica, filosofia e dello zio Willy… essendo partiti da donne, mignoli e smalti per unghie. io almeno lo trovo divertente e pure amabilmente geniale.

    per quanto mi riguarda il concetto di “giusto” o “sbagliato”… per non parlare della verità/realtà, sta assumendo sempre di più contorni indefiniti. me ne accorgo con la fatica bestiale che sto provando nello scrivere (da alcuni mesi) una banale favoletta, dove mi trovo a dover muovere i personaggi in territori franosi come quelli sopra scritti. (paooooolo i tuoi appunti????)
    ma anche questo è comprendere, quindi mi do da fare e prendo spunto da tutto ciò che mi capita a tiro. questa discussione non fa eccezione, poichè l’apparente insensatezza dei miei post ha una sua direzione – misteriosa – e precisa.

    detto questo, concludo sperando di avervi entambi ancora a lungo come ospiti graditi e terrificantemente intelligenti, a questo blog che ama la leggerezza, considerandola una buona strada per giungere… in profondità, alle cose della vita.

    huzzah!
    g

  30. Beh, sì, caro G., discutere accesamente on-line, per di più in un blog (che non è il mezzo adatto: “the medium is the message”, no?), certo è più terrificante che intelligente 🙂
    Per il resto, ringrazio U. per il suo spunto originario di riflessione, che ha ispirato il mio, personale e certo non _more geometrico demonstrato_ (rimando, ancora una volta, lo “sbagliato” al mittente, ribadendo la parolina magica: “circolo ermeneutico”, ovvero reinterpretazioni di un _locus classicus_ come quello scespiriano…).
    Ma basta così: _intelligenti pauca_

  31. più frequento i blog più mi sembra di capire che sono ottimi veicoli di informazione spiccia. ma per quanto riguarda il resto… diari, confessioni, o cose più meditate… spesso sono inadatti (naturalmente ci sono le eccezioni) e lasciano spazio a numerose incomprensioni. (bisognerebbe scrivere un blog di lettere! ma sarebbe più grottesco del grottesco!) il tempo della penna è incomparabile (magari stilografica) il raporto umano diretto è incomparabile…

  32. Nico, sono ben felice di ribadirti il tuo errore NON sul circolo ermeneutico e via discorrendo ché alla fine puoi pur arrivar a FAR DIRE a qualcuno l’esatto opposto di ciò che ha detto anzi scritto – specie se è ormai morto e non può più intervenire nel merito; ma siccome io son vivo e quel che ho scritto lo so bene, e come e perché, ti ripeto che il tuo errore (che NON torna per niente indietro e anzi ti riporti a casa finché non lo capisci e spero che ora ti sia definitivamente chiaro!) riguarda come hai interpretato anzi capovolto quanto ho detto e il parallelo istituito etc. Tu puoi di tuo dire quello che vuoi: ma NON provarti a farmi dire quel che non ho detto, come interprete, e cioè a farmi fare ciò che non ho fatto e quindi inventare realtà addosso alla gente, o a dirmi paternalisticamente come dovrei fare secondo la tua versione, del tutto fuori tiro, di chi sarei io etc. – così tu menti soltanto, dici e fai il falso: propaghi menzogna, mi calunni e in fine offendi.
    Seconda cosa: ogni etichetta la lascio ai formalisti; i principi etici soltanto m’interessa praticare. Muoia la buona educazione, la facciata e il doppio gioco, chi li attua e chi l’insegna! E’ preferibile, in ASSOLUTO, chi bestemmiando salva la vita a qualcuno rispetto a chi ti ammazza pur parlandoti in francese. Non ho anzi non c’è dubbio. Ora: io non ti conosco di persona. G, sì. Vale quanto dice Platone nella settima lettera, se ricordi. Il resto è chiacchiera, blogosfera, virtualità: futile. Chiedo scusa se ho offeso inavvertitamente. NON chiedo affatto scusa se, rimettendo a posto le cose, ho urtato suscettibilità già compromesse dai loro errori e quindi in torto (e dalle tue risposte risentite, e vanamente sarcastiche, par proprio che sia così: non sei stato in grado di dimostrarmi il contrario, né di far quanto ho appena fatto io – ciò basta a denunciare ogni cosa con chiarezza). Il discorso per me è chiuso. Buona domenica.

    G, sì: ho visto per esempio Il labirinto del Fauno e ti confermo che quello che anche tu inizi ora a vedere è IL problema delle favole (e non solo), cioè proprio il manicheistico dualismo netto Bene contro Male, senza la reale e inevitabile zona grigia (quella che Primo Levi ha esplorato nei suoi libri: e si trattava di nazismo, il massimo orrore del Novecento; oggi c’è altro…). Il film, e la favola, divide e separa semplicisiticamente bene e male e li contrappone; la tragedia insegna quel dissidio insolubile tra le parti, mai contrapposte così chiarament: il tragico è proprio questa la lotta di un bene CON un altro bene, insegna a andar oltre l’ottica soggettiva e i dualismi e a riconsiderare ciascun bene nel suo contesto, tentando di far dialogare e convenire le diversità invece che contrapporle in scontro eterno. Ciò che ti dava fastidio, la troppa violenza nel film, non so se l’avevi capito, è non tanto la violenza in sé ma ciò che significa nell’economia dualistica (e falsa: non reale!) della favola: proprio questo facile dire il male è questo qua e dall’altra parte, la nostra, c’è solo il puro e perfetto bene. In ciò la favola difetta, proprio come genere (per la maggior parte, almeno…).

    CiaU

  33. il dualismo “perfetto” tra bene e male non mi dispiace in alcuni casi, tipo nel labirinto del fauno dove vivo distintamente/insieme le due anime del film, una passionale che mi fa odiare il cattivone che spappola la faccia a un ragazzo e adorare incondizionatamente non tanto i partigiani quanto mercedes, la bimba e il fauno – che è straordinario nella sua ambiguità e amoralità naturale (chiave del film) – . l’altra invece più “vera” che mi fa dire “io non scriverei una favola così” proprio perchè la distinzione dei caratteri non è netta, (favole arcane docet).
    ad esempio questa lezione di “grigio” come lo chiami nelle favole, l’ha capita alla grande la rowling con il suo Harry Potter. il suo eroe è buono perchè ha scelto e le sue esperienze lo hanno portato a non essere cattivo, ma odia, si batte, si vendica, sbaglia. giusto per rafforzare sta cosa l’autrice fa in modo che il “cattivo” Voldemort imprima una parte di se proprio in Harry tramite la famosa saetta sulla fronte del maghetto…

    oggi comunque ho scoperto come finirà la mia favola e il minestrone dei colori è sempre più arcobaleno.

  34. Amen, U… “Son ben contento di ribadirti” che non ci hai capito granché, di quanto tentavo di farti capire, proprio perché non sai come porti on-line, né come argomentare. Pazienza, stammi bene. N.

  35. Io ti ho spiegato come cosa e perché, tu continui a dir presunte/presuntuose verità assolute inargomentate e a rinfacciare imbecillità comportamentali offensive ma di scarsa presa su di me: dimostrami cosa come e perché il tuo sedicente sforzo dovrebbe portare da qualche parte!!

  36. G, la verità è che l’abile signora pignatta è una plagiatrice furba e scaltra, e tutto quel che mette nella sua zuppa riscaldata è già stato detto prima e infinitamente meglio da qualcuno magari meno famoso e remunerato di lei ma certo più valevole e profondo.
    (La serata naturartistica di sabato è stata favolosa, anche grazie al tuo aiuto microfonico. Vieni la prox!)
    CiaU

  37. certo che dice cose già dette – chi non lo fa (ormai)? – e il fatto di essere furba e scaltra in questo caso non è malvagio, anzi. (della serie: potevo farlo pure io… e perchè non l’hai fatto! grazie tante!!!)
    adoro i suoi libri, mi diverto come un cretino a leggerli. è riuscita a portere sui libri milioni di persone (bambini e adulti) che non avevano mai letto manco topolino, trattando argomenti mica da poco e facendoti godere pagina dopo pagina… è una qualità non da poco.
    poi se leggo dante o goethe ti credo che siamo su un altro pianeta, sono daccordo… ma quanti capiscono anche solo la metà di quello che scrivono? ( io forse poco più della meta… 🙂 questo non giustifica l’idiozia generale del mondo, ma che vuoi farci…)
    in più la signora pignatta è diventata più ricca della regina di inghilterra… beata lei!!!

  38. Eh, sì, anche a Virgilio rinfacciavano i plagi 🙂
    Che vuoi G., la stirpe dei Perellio Fausto non è mai morta 🙂

  39. e chi cazzo è Perellio Fausto??? un panettiere???

  40. Non esattamente un panettiere, più un pedante, direi.
    Volevo evitare di annoiarvi sulla questione dei _furta Vergilii_ (per gli interessati consiglio, di Conte, Virgilio. Il genere e i suoi confini), ma in proposito lascio volentieri la parola a Domenico Comparetti, a sua volta un “classico” (occhio che scrive a fine ‘800: btw, tra l’altro l’altrettanto celebre don Milani è un suo discendente):
    “Su Virgilio invece un giudizio che lo definisca, non dico giustamente, ma completamente nella sua qualità di poeta, non lo troviamo. Molti scrissero su di lui, quanti su niun altro scrittore latino. Lo stesso entusiasmo che destò la sua opera, non solo appena fu pubblicata, ma anche mentre il poeta la componeva e non se ne conosceva che qualche libro o qualche saggio, provocò degli scritti e delle critiche assai[8]. Contro le buffonerie e le smodatezze di alcuni, piuttosto nemici che critici, stanno le numerose espressioni di ammirazione entusiastica, che senza dubbio fedelmente rappresentano il grado e la natura dell’impressione generale. Ma l’entusiasmo e il sarcasmo non sono la critica.

    [8] Donato (Vit. Vergil., p. 10, 179 sgg. BR.) enumera qualche sciocca parodia delle Bucoliche e delle Georgiche, l’Aeneomastix di Carvilio Pittore, un’opera di Erennio sui difetti, una di Perellio Fausto sui furti di Virgilio, e otto libri Homoeon elenchon di Q. Ottavio Avito, nei quali si notava quos et unde versus transtulerit. Asconio Pediano, che visse sotto Claudio, scrisse un libro in difesa di Virgilio contro costoro – ed altri simili.”

    PS: hai visto che oggi sul mio blog ho scritto un post sul signor G.?! 🙂

  41. oh oh… no, adesso guardo!!!!

  42. Ah sì lo dirà il tempo. Tutti i grandi, Dante per primo, “rubano”: è parola di Goethe, che non solo giustificava ma lo dava come giusto. C’è però una differenza fondamentale tra il plagio e il furto-omaggio/citazione all’interno d’un’innovazione con visione più ampia e personale – pure tra musicisti questo è frequentissimo, da Mozart a Verdi. Anche Shakespeare è un grande ricontestualizzatore (ladro sarebbe sbagliato dirlo): ma la statura è un’altra, rispetto alla pignattara fracassona ricca ora ma…
    CiaU

  43. Nico vedo che hai abbandonato dopo l’ultimo colpo basso secondo le altrui citazioni e nozionismi di cui ti vali ma che non ti servono né a spiegarti né a colloquiare – e non tirar fuori la balla dell’educazione ché discuter è cosa di cuore, che si fa anche a toni accesi e forti: basta ci siano argomenti e non la tecnica di vaffanculo (per quanto con la faccia gentile e ipocrita del buono).

    C’è una differenza fondamentale tra te e me, e ne vado ben fiero: io non t’ho mai distribuito patenti di nulla come invece hai voluto farmi fare solo tu, rivalendo su ciò il tuo diritto a offendermi pubblicamente con vera acrimonia ingiustificata! Io ho al contrario fatto solo notare un errore nel merito del discorso: ben motivato e con diritto di replica, se fosse possibile dimostrare il contrario. Tu invece sei stato capace di fare ciò di cui mi hai invece accusato, con tipico rovesciamento di ruoli in sede vittimistica: m’hai dato dell’incapace a comportamentarmi secondo schematismi che valgono quanto il latinorum tuo o di qualunque sedicente Papa che vuol i suoi fedeli intimoriti e agli ordini. Io sono libero, e coi liberi ho a che fare (“ognuno riconosce i suoi”). Tu vorresti in realtà costringere, con le armi tipiche dell’accademia mascherata da garbo gentile, a essere i pupazzetti del tuo astratto teatrino mentale. Ognuno va per la sua strada. O vedi di dimostrarmi che mi sbaglio.

  44. Sì, U., c’è una differenza fondamentale tra me e te: ma credo ben emerga anche senza spenderci ulteriori parole.
    Ad esempio, io mi occupo di teatro, non di teatrini 🙂
    Quanto al latinorum, non dovresti, caro U. – in questo come in altri casi…- parlare di cose che non conosci se non superficialmente.
    Per il resto, anch’io sono libero: libero di non risponderti, per esempio – ma già fin dall’inizio avrei dovuto tacere e lasciarti al tuo errore [ in senso etimologico, s’intende 🙂 ]
    Buona strada, N.

  45. nonna antonia Says:

    Cari U e Nico, ho seguito con interesse il vostro scambio di opinioni sino a quando è stato tale.
    Ora però è diventato altro e, sinceramente, non credo che questo blog sia l’arena adatta alle vostre battaglie verbali che mi disturbano e, per dirla tutta, mi stufano.
    Senza cattiveria e senza intenzione di urtare la vostra suscettibilità.
    Suggerisco di scambiarvi gli indirizzi di posta e di lasciarci fuori dalla ‘singolar tenzone’

  46. Come da copione: censura con ultimo ordine di tacere e offesa personale ora manco più truccata. Ma vergognati. E poi pretendi pur di dar lezioni morali di netiquette.

    Tu non sei libero: 1° perché continui a offendere e ora BASTA. Vuoi star zitto: e fallo senza tirar altri sassi per nascoder poi la mano. Insegni: a esser doppi, falsi.

    Nonna: intervieni sul merito o lascia star l’interesse. O quello primo ammette che sta dicendo una cazzata da X post in qua e si scusa per le offese, o strisci pur via.

    “Cosa hai imparato oggi?

    La nozione principale che si impara a scuola è “evitare di commettere errori”. Questo perché i professori non sanno in cosa consiste l’apprendimento. Ricordate il proverbio “sbagliando si impara”? Invece la scuola insegna fin da subito che un errore si paga con un brutto voto e ti insegna a correre il rischio più grande di tutti: non rischiare. I bambini imparano a scrivere, a leggere, a far di conto, tutte cose nobili, certo, ma sapete per imparare questo cos’altro insegnano a quei bambini? Insegnano a stare seduto, a rimanere in silenzio, ad alzare la mano, a parlare solo se interrogato e a colorare gli spazi rimanendo rigorosamente nei bordi; tutte cose apparentemente innocue. Il problema è che poi, tornato a casa, un genitore si preoccupa più di quello che pensa la maestra piuttosto che di quello che suo figlio sta implicitamente imparando per la sua vita. Un bambino di queste cose se ne accorge: la scuola ha insegnato a tutti noi che c’è un modo giusto ed uno sbagliato di fare le cose, che se non fai quello che tutti si aspettano, se non accetti senza discutere regole che si trovavano lì ben prima del tuo arrivo, subirai punizioni e disonore. Poi ci stupiamo che gli alunni non se la sentano di interagire durante le lezioni. Più di tutto la scuola ci ha insegnato che “dovere” e “volere” non sono la stessa cosa. E infatti guardatevi intorno: il mondo è pieno di individui insoddisfatti, pavidi, stronzi e saccenti!”

  47. Non pretendevo di dare lezioni morali, U., solamente un consiglio, visto che avevo notato una tua tendenza comportamentale, che potrebbe nuocerti o ingenerare un’impressione inesatta: del resto, con te evidentemente ho sbagliato, visto che reagisci in questa maniera.
    Cara Nonna Antonia, penso tu abbia ragione, e mi scuso con te per prima, per averti stufato con futili logomachie, poi con G. -che è l’ospite di tutti, e il solo titolato, et pour cause!, a far andar via qualcuno da qui-, e infine, last but not least, anche con U. (“draco dormiens numquam titillandus”, vero G.? 🙂 ) che si è sentito offeso(succede spesso così, negli scambi on-line virtuali, a più di una tipologia di personalità…).
    Per il resto, brevemente:
    -Mi inviti a vergognarmi, U.: e infatti di questo scambio mi vergogno abbastanza.
    -Non ti ordino nulla, caro U.: ti ho fin da subito invitato a contattarmi privatamente, visto che un po’ di esperienza mi ha insegnato che purtroppo un forum, un blog o un newsgroup non sono lo strumento più adatto, in casi come questi…
    -Non mi ergo a censore, U., puoi scrivere quel che vuoi (al limite, anche su di me, nessun problema): ognuno ha il suo stile, come ho detto, anzi “le style est l’homme même”.
    -Non era mia intenzione offenderti (e se l’ho fatto, come tu hai richiesto, me ne scuso volentieri), bensì invitarti alla cautela, quando ti avventuri in argomentazioni non sufficientemente fondate o in campi che non padroneggi. Del resto -lo ribadisco – la mia non voleva essere un’offesa: più si sa, più si afferra l’ampiezza della propria ignoranza, Socrate docet 🙂
    -Sono convinto, infine, caro U., come tu scrivi, di non essere del tutto libero, altrimenti con te avrei reagito in maniera diversa – magari più simpatetica: per esempio, ad un certo punto l’insofferenza ingenerata da questo poco produttivo scambio mi ha reso meno libero, peggiore (hai presente le leggi fondamentali della stupidità di Carlo Cipolla? Ecco, direi “stupido”).
    -Spero infine di non aver insegnato né a te ora(cui dopotutto non credo di aver molto da insegnare…) né ad alcuno doppiezza o falsità: per un docente, questo sì che sarebbe un errore madornale, altro che le diatribe ermeneutiche scespiriane 🙂
    [Come vedi la mano non la nascondo, semmai sto provando a tendertela].
    Concluderei ribadendoti l’augurio di buona strada: conto che ci siano occasioni migliori, magari nella real life, più serene… Finiamola qui, ok? 🙂

  48. “[…] allora nessuna pietà per coloro che, senza aver cercato, vorranno parlare!” (Brecht, “Vita di Galileo”: e si tratta di una spietatezza non egòica, ovviamente.)

    Se rileggi, ho scritto che come prima e fondamentale cosa o condizione necessaria di scuse c’è l’ammissione che hai sostenuto una falsità (errore) e su quella hai fondato ogni successiva offesa: ora ti sei scusato per le offese ma, se ancora non hai compreso quale sia il tuo iniziale torto e quindi perché tutto ti ha portato a ciò, scusa ma ancora non hai chiesto realmente scusa.

    Dunque ora, come sicuramente tu sai visto che in parte già lo fai, nel chieder scusa bisogna sian compresi e quindi esposti i motivi (gli errori, poi resi offese!) per cui lo si fa: dicevo che in parte già lo fai, ma in parte no e è su un punto ben preciso e sostanziale ch’è nato il problema e su cui non hai ancora chiesto scusa; e quindi m’aspetto tu lo faccia, sempre tu voglia/possa.

    Finché non ammetti quella specifica realtà, quel fatto, la sua evidenza e la mia semplice constatazione di ciò, pur se contro quel che va a te e non contro di me ma in contraddizione alle cose stesse, non sei ancora libero: né avrai MAI modo di conoscer davvero niente e nessuno, per quanto ti voglia illuder che incontrarsi di persona possa dissolvere barriere che sono invece solo mentali.

    Io continuo a esser libero: né “consiglio” mai nessuno in base a presunzioni su realtà (e persone!) incognite. Questo l’abisso che c’è tra chi gira intorno a qualcosa (se ne occupa in qualche modo) che invece altri fanno e realizzano – non perché qualcuno se ne occupi ma perché tutti facciano, pur loro, quella cosa che vale la vita: arte come verità – e non per il solo piacere personale, ma per necessità, sia individuale che storica (umana!).

    E se c’è un’ingiustizia, chi la commette deve riparare! (Se non qua, hai la mia mail. E le mie scuse già fatte.)

  49. direi che riguardo a questo discorso, tutte le carte sono in tavola ormai da parecchio tempo.
    entrambi avete il potere e la libertà di fare ciò che volete, chiarirvi o meno.
    quindi vi invito a non proseguire oltre una discussione che ormai è solo vostra.
    non serve nemmeno ribattere a questo messaggio…
    ciao!

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