Ancora sulla fiaba

Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono prorpio perchè, in apparenza, non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro e lo sport (se non diventano un affare).
Servono all’uomo completo. Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione.
Di uomini creativi, s’intende, va in cerca anche questa società, per i suoi fini. Scrive candidamente il Cropley, nel suo libro La creatività, che lo studio del pensiero divergente si colloca nel quadro della “utilizzazione massima di tutte le risorse intellettuali dei popoli”, ed è essenziale “per mantenere le proprie posizioni nel mondo”.
Grazie tante: “Cercansi persone creative” perchè il mondo resti com’è.
Nossignore: sviluppiamo invece la creatività di tutti, perchè il mondo cambi.

Quel fantasticatore fantastico (a cui devo “la maturità” della mia passione fantastica) di Gianni Rodari, Grammatica della fantasia – Einaudi

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26 Risposte to “Ancora sulla fiaba”

  1. A me i miti/favole piacciono ed esaltano, ma solo perché son il riflesso fantastico della più lucida visione della realtà: come specchi evidenzianti le strutture fondamentali non solo della faccia diciamo esteriore del mondo, ma anche proprio degli stessi chiamiamoli organi di percezione/pensiero (quindi con apertura sul mistero, sull’abisso della trascendenza, l’ignoto).

    “Sin dall’infanzia, mi embra di avere sempre avuto, molto netto, il doppio sentimento che doveva dominarmi durante tutta la prima parte della mia vita: quello cioè di vivere in un mondo senza evasione possibile, dove non restava che battersi per una evasione impossibile. Provavo un’avversione, mista di collera e di indignazione, per gli uomini che vedevo adagiarsi in esso confortevolmente: come potevano ignorare la propria prigionia, come potevano ignorare la propria iniquità? […] Non sono più i rivoluzionari che fanno l’immensa rivoluzione mondiale, sono i dispotismi che l’hanno scatenata, è la tecnica stessa del mondo moderno che rompe brutalmente con il passato e mette i popoli di interi continenti nella necessità di ricominciare la vita su basi nuove. Che queste basi debbano essere di giustizia sociale, di organizzazione razionale, di rispetto della persona, di libertà, è per me una evidenza stupefacente che si impone poco a poco attraverso l’inumanità del tempo presente. L’avvenire mi appare pieno di possibilità maggiori di quelle che noi intravedemmo per il passato. Possano la passione, l’esperienza e gli errori stessi della mia generazione combattente illuminarne un poco il cammino! (Città del Messico, 1942 – febbraio 1943)” – queste sono, per esempio, l’apertura e il finale di “Memorie di un rivoluzionario” di Victor Serge (1890-1947)…

    CiaU

  2. La favola della lepre e del corvo

    Un giorno una lepre vede un corvo appollaiato su un ramo e gli chiede: “Ciao corvo, cosa fai?”
    Ed il corvo risponde: “Un cazzo”
    E la lepre: “Ma come, e non ti annoi?”
    Il corvo: “No, è molto piacevole e gratificante, dovresti provare anche tu”
    Così la lepre, incuriosita, si siede alla base dell’albero ed inizia a non fare un cazzo!

    Poco dopo passa di lì una volpe e… si mangia la lepre!

    Morale:
    per non fare un cazzo
    devi essere seduto molto in alto!!!

    CiaU

  3. ih ih… complimenti per la traduzione moderna!!!
    immagino sia esopo…
    vedi come gira… mi sono appena rivisto V per ricordarmi alcune cosette… ed ecco il pezzo del rivoluzionario. bello

    fin da piccolo ho sognato di volare, senza macchine ne ali. solo io. lo sogno anche adesso. ho sempre pensato fosse vero. era vero. è vero.

  4. Vola solo chi osa farlo

  5. Gianni Rodari. Sono cresciuta con le sue fiabe.. Le leggevo e rileggevo in continuazione da piccola!

  6. ci vorrebbe la canzone di Finardi qua… se la trovo…

  7. questa?

    Mia dolcissima piccola fragola
    Che mi chiedi di raccontarti una favola
    Vorrei inventartene una che
    Sia una storia che parli di te
    Senza lupi che vivon nei boschi
    Sono cose che tu non conosci
    Perché Maghi e Fatine dai capelli blu
    E Draghi e Castelli non e esistono più

    Nel tuo mondo c’é gia la magia
    I grandi la chiamano tecnologia
    E la polvere delle streghe che ti renderà pazza
    La vendono ormai in ogni piazza
    Non ti serve Peter Pan che ti insegnerà
    A volare nel cielo di questa città
    Ma tutto questo tu lo sai già
    Sa volare persino papà

    I lupi non fan più paura a nessuno
    Ce ne son così pochi e vivon tanto lontano
    E il Principe Azzurro lo puoi anche sposare
    Ma ha venduto il castello e fa l’ingegnere
    Mia dolcissima piccola fragola
    Vorrei raccontarti una favola
    Ma la storia l’ho dimenticata
    E tu ti sei già addormentata

  8. grande!!! bellissima… l’album acustica è spettacolare… credo di aver consumato la cassetta, era uno dei miei salvavita da sbarbato. ma non era questa la canzone che pensavo sebbene sia perfetta. lunedi torno dai monti e scrivo il testo di quella che pensavo. se intanto ci vuoi riprovare…

  9. nonnantonia Says:

    Fiaba d’altri tempi
    In un paese che il sole inondava di luce e di calore viveva una principessa dai capelli neri come la notte, dagli occhi oscuri e profondi come il mare che, tempestoso, s’infrangeva contro le selvagge scogliere di quella terra e pallida come la luna che nelle notti limpide inargentava le chiome fluenti degli ulivi.
    Per molti anni visse serena e felice, circondata dall’amore di tutti, finché un giorno la persona che ella amava più di ogni altra al mondo morì.
    Quando la solitudine e la tristezza, repentine, l’avvincevano, la giovane principessa si recava sulla riva del mare e lasciava spaziare lo sguardo per l’immensa distesa di acque, ascoltando assorta il suono, ora lieve ora fragoroso, delle onde che giocavano tra gli scogli aguzzi. E così riusciva a lenire la sua pena, mentre una grande pace scendeva nella sua anima che pian piano si apriva a rinnovata speranza.
    Abbandonò poi la sua terra, che pur tanto amava, per luoghi affatto diversi: l’accolse un paese buio e freddo illuminato talvolta da un pallido sole che non riusciva certo a riscaldarla. Ma ora la principessa portava in sé luce, calore e forza, e la tristezza del paesaggio nulla poté sulla gioia che regnava nella sua anima.
    Con questa gioia andò incontro ad un principe leale, buono e generoso che la volle sua sposa. La giovane principessa donò a lui, e alle creature che allietarono la loro unione, tutto l’amore di cui era ricolmo il suo cuore. Più donava e più amava ed era amata, e credette di avere così risposto alla domanda che la Vita le aveva posto nella sua giovinezza.
    Trascorse gli anni nella cura che ai piccoli esseri affidatile nulla mancasse del calore di cui è capace una madre, quando da molti segni comprese che altri compiti ancora l’attendevano.
    Non sapeva quali e cercò dapprima nelle profondità della sua anima, cercò poi sui volti dei suoi simili ed infine trovò negli occhi innocenti dei bambini che le andavano incontro fiduciosi.
    Da quel momento il suo giardino fu aperto a tutti i bimbi che volessero entrarvi, risuonò di voci argentine e di canti festosi e fu ogni anno più ricco di fiori e di frutti.
    Un mattino la principessa non prese parte ai loro giochi. Passò un giorno e ne passarono molti: nella solitudine del castello buio e silenzioso ella era chiamata a restituire alla Vita i doni a suo tempo ricevuti. Ma una parte di sé era lì, nel giardino, con i bambini. Essi sentirono questo, compresero che la loro principessa non li aveva traditi e, continuando i loro giochi felici, andarono fiduciosi incontro al futuro, ignari che dalla loro serenità la principessa traeva ora coraggio e speranza.

  10. ultimo tentativo, giuro 🙂

    Oggi ho imparato a volare
    sembra strano ma è vero
    c’ho pensato e mi son sentito sollevare
    come da uno strano capogiro
    il cuore mi si è quasi fermato
    e ho avuto paura e sono caduto
    ma per fortuna mi son rialzato
    e ho riprovato.

    Oggi ho imparato a volare
    e non me ne voglio più dimenticare
    da tutti i miei amici in visita andrò
    e alle loro finestre io busserò
    e dirò guarda ho imparato a volare
    è facile anche tu potrai imparare
    ti devi solo un poco concentrare
    e devi scegliere dove vuoi andare
    e se bene sceglierai allora potrai cambiare
    e se non ti disperderai allora potrai volare.

    Forse qualcuno si spaventerà
    e chi guarda in basso non ci vedrà
    e chi non vuole vedere non ci crederà
    ma ci sarà certo qualcuno che proverà
    e allora lui imparerà a volare
    è facile tutti possono imparare
    dai impariamo a volare!
    E sopra la città, si sentono le voci.
    E sopra la città, si vedono le luci

  11. oh cara nonna… avevi del tempo libero oggi?!?!… è carina, un po verbosa, ma carina. dove l’hai pescata?

    Anna: BINGO!!! hai vinto… cosa? boh… ma hai vinto!!!
    era questa. a quante finestre ho bussato e continuo a bussare…

  12. nonnantonia Says:

    non l’ho pescata

  13. nonna antonia Says:

    …ma ritrovata dopo un ventennio

  14. …e non smettere mai…perchè la magia del volo vince sulla logica e
    tutto può essere rovesciato una volta, due volte, all’infinito, come in
    un gioco di specchi…
    Altre volte invece è solo un’alibi….. la fortuna è che

    gli alibi generano le favole

  15. allora è tuaaaaaa la favola cara nonna????
    una favola della gggiovane nonna leoncavallina eh?????

    ah no anna, non smetto davvero, anche perchè la “paciosa francesca” dice che sono un grande tiratore di sassi… questo significa che ho rotto molte finestre e alcune teste… ma a fin di bene…!!

  16. La “paciosa francesca” conferma alla grande…….sei un tiratore di sassi con il porto d’armi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Fra

  17. Hei……mi sorge una domanda….dove vanno a finire i sassi?

  18. potrei scrivere un post intero su dove vanno a finire i sassi… magari il prossimo…
    intanto posso dire che di solito diventano fermaporte…

  19. ehehehe, spero che non tirerai per colpire, ma ,
    solo per ricamare la vita

  20. La Nonna dev’esser stata una morettona, ai suoi tempi… Ha un valore etico, la bellezza. Peccato non gliene freghi più niente quasi a nessuno.
    CiaU

  21. Libri/ “Ho dodici anni, faccio la cubista. Mi chiamano Principessa”. L’autrice racconta ad Affari storie di piccoli bulli e lolite dalla doppia vita
    Giovedí 31.05.2007 14:24

    Verrebbe difficile chiamarli ancora bambini…
    “Sono quasi bambini e il livello di maturità è quello: è come se avessero deciso di riformulare la loro infanzia, di saltare tutti i passaggi e di imitare gli adulti, ma non di crescere perché non sono come gli adolescenti che fanno un percorso di maturazione e si emancipano e staccano dal mondo adulto. Loro tentano di imitarlo nei modelli peggiori che hanno ricevuto con la celebrazione della doppia vita: sono capaci di nascondere totalmente alla famiglia quello che fanno fuori, vivendo tutto nell’omertà assoluta con uno sdoppiamento di personalità celando quello che accade anche a casa su internet che alimenta velocemente ogni cosa”

    Si parla infatti anche di cyberbullismo…
    “Il cyberbullismo è un fenomeno dilagante da lanciare un segnale d’allarme gravissimo con l’aggressione e la minaccia praticata on line con l’insulto e l’esibizione di filmini e registrazioni di cui andare fieri e che facciano da esempio e costituiscano prodezze”

    Quale aspetto risulta sorprendemente più scioccante?
    “La sessualizzazione: vivono il sesso sin dagli 11-12 anni come un gioco al di fuori di sentimenti e i primi indizi di interesse reciproco fra ragazzi e ragazze cominciano a 10 anni in quinta elementare. Lo vivono in maniera disinibita con la leggerezza con cui giocavano fino all’altro ieri e manipolavano i giocattoli che sono ancora nelle loro stanze; usano i corpi come se non appartenessero a loro e fossero altro da sé”

    Come se fossero giocattoli di se stessi?
    “Sì. È come se esaurito il consumismo commerciale perché appagati in tutti i desideri adesso fossero dediti a una specie di auto-consumismo, cioè il consumo dei propri corpi”

    È rintracciabile una ragione di fondo?
    “Tutto questo fa parte delle abitudini dei riti del branco: l’area principale di sviluppo più della famiglia e della scuola è diventato il gruppo dei pari che ha delle regole alle quali è necessario adeguarsi; dissociarsi equivarrebbe ad essere esclusi, emarginati: cosa per loro insopportabile perché sarebbe il vuoto. Nel branco cercano le certezze e le rassicurazioni che non trovano altrove”

    Avvertono all’interno del branco un senso di appartenenza?
    “Non è una comunità che si aggrega attorno a sentimenti, ideali, interessi comuni, una passione, un passatempo; è un gruppo che si aggrega per celebrare questi riti: il sesso, la droga, il fumo ormai diffuso nelle scuole, le pasticche come accessorio indispensabile per la discoteca, il bullismo come forma di organizzazione dei rapporti per cui chi è più trasgressivo impone le regole”

    Che coscienza hanno degli scambi sessuali a pagamento?
    “Sono uno dei tanti riti vissuti ma non con lo spirito della prostituzione. È un gioco che permette alle bambine di sentirsi valorizzate, di unire l’utile al dilettevole e per avvertire che il proprio corpo ha un valore e sentire di essere qualcosa, perché alla fine tutto fa capo ai vuoti, alla mancanza di riferimenti, passioni, emozioni e modelli”

    Tutto questo spiazza genitori e scuola…
    “Le figure dei genitori raccontate risultano piuttosto sbiadite e disattente con conflitti coniugali molto forti e i ragazzi sono cresciuti arrabbiati. I genitori poi non vogliono sapere e vedere. Molti insegnanti trovandosi davanti al gruppo hanno capito di più ma nei genitori trovano poca collaborazione e quando cercano di metterli in guardia si trovano spesso aggrediti e insultati, minacciati ed esautorati”
    (Giovanni Zambito)
    §
    Quasi due anni fa un’inchiesta rivelò un aspetto incredibile sulle discoteche pomeridiane aperte dalle 16 alle 19 e frequentate da ragazzini tra i 10 e i 14 anni che uscivano di casa, con gli abiti di tutti i giorni, annunciando ai genitori visite ad amici, passeggiate in centro, cinema e che, varcata la soglia della discoteca, si trasformavano da cima a fondo: perizoma, pelle unta d’olio perché brilli, tiratissima, sotto le luci stroboscopiche, il seno appena coperto da un top invisibile. Queste principesse del pomeriggio ballavano su grandi cubi, mimando le pose oscene della lap dance. All’indagine seguì un grande scandalo con mobilitazioni anche a livello politico e di ordine pubblico. La giornalista Marida Lombardo Pijola de Il Messaggero l’ha trasformata nel libro ‘Ho dodici anni, faccio la cubista. Mi chiamano Principessa’ (Bompiani, pp. 243, € 12,00) “Entrando in discoteca – rivela ad Affari l’autrice – con dei trucchi visto che il passo era sbarrato agli adulti, genitori compresi, ho trovato questo mondo sconvolgente, precocemente sessualizzato dove bambine si esibivano seminude, mimando pose sessuali in maniera molto ambigua. Migliaia di bambini le fotografavano, le filmavano, cercavano di toccarle, urlavano: effusioni erotiche tutt’intorno sui divanetti. Mi sono chiesta se fosse un fenomeno di nicchia o se stesse cambiando legato alle discoteche o se fosse in atto una vera trasformazione delle abitudini di questi bambini senza che noi ce ne fossimo accorti. Ho deciso quindi di lavorarci su e dedicarci un libro”.

    Ha parlato di accesso negato agli adulti: c’erano allora organizzatori consapevoli?
    “C’erano (speriamo non ci siano più) dei proprietari che gestivano un business restando nell’ombra: la gestione diretta era affidata ai minorenni lasciati lì da soli con il pretesto di non sapere cosa fanno. Ragazzini di 12-13 anni fungevano da P.R. e distribuivano le prevendite e diciassettenni organizzavano l’intrattenimento e la vita delle discoteche al cui interno c’erano ambizioni di guadagno e di carriera, una sorta di riproduzione del rampantismo degli adulti: sesso, aspetto fisico, denaro, esibizionismo”.

    Che forma ha preso l’iniziale inchiesta?
    “Sono cinque storie vere e tra una storia e l’altra ho trascritto una serie di messaggi che i ragazzini si mandano su blog, forum e chat, selezionati su migliaia e raggruppati per argomento: un coro ossessivo dove si dicevano le stesse cose con il medesimo linguaggio. Le ho trasformati in racconti perché volevo manipolarli con delicatezza e sensibilità. Se, infatti, le avessi raccontati nella loro crudezza sarebbero stati veramente scioccanti e non sarebbe trapelato il fondo di solitudine, tristezza, angoscia e sentimento che c’è usando molta tenerezza e rispetto per loro per non sporcarli”

    u

  22. mmm… lavoro con gli adolescenti un po meno che con i bambini, ma ho visto cose tremebonde mescolate a cose fantastiche. una vera lotta tra titani minuscoli! scontri interiori ed esteriori, contro se stessi e gli altri dagli esiti tutt’altro che scontati, infatti il “branco” spesso le prendeva anche da un singolo e quel singolo portava dietro di se una schiera di coraggiosi sempre più consapevoli.
    ne ho portato un esempio in alcuni post un po di mesi fa…
    comunque l’unica cosa presente di continuo era il conflitto rabbioso.

    “Soltanto chi lascia il labirinto può essere felice,
    ma soltanto chi è felice può uscirne.”
    Ende

  23. Lo ripetiamo, tutti insieme, così non ce ne dimentichiamo se ci torna utile: Ende è un geniaccio da saccheggiare senza ritegno né vergogna alcuna!!!

    (Però c’è sempre un ‘aiuto’ diciamo ‘esterno’, un/a Altro/a che interviene e sfalda il circolo altrimenti vizioso della frase/situazione psichica suddetta…)

    CiaU

  24. sul volo e su ende per restare in tema…
    ecco l’incipit di un suo racconto che sto leggendo:

    “Sotto l’esperta guida del padre e maestro, il figlio aveva desiderato ardentemente di possedere le ali. Per molti anni, in lunghe ore di lavoro nei suoi sogni, era andato fabbricandosele, penna dopo penna, muscolo dopo muscolo, ossicino dopo ossicino, finchè esse avevano pian piano assunto forma.”

  25. Ciao! Grazie per la visita… e il link! Condivido tutto quello che c’è scritto… scusa se non mi soffermo molto ma sto studiando come una matta per due esami… Quindi…
    A risentirci con più calma!
    😀

  26. …Quindi buona fortuna!
    ciao!!

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