Tre desideri

lo so, lo so. avevo detto che non avrei più scritto robe di Vonnegut. ho mentito. e poi questo è a tema col il post dell’essere nati almeno una volta.

“Bill,” disse, ” tu mi piaci tanto e, nell’Universo, io sono un tal pezzo grosso che farò realizzare i tuoi tre più grandi desideri.” Aprì lo sportellino della gabbia, ciò che Bill non sarebbe riuscito a fare neppure in mille anni.
Bill volò sul davanzale della finestra e appoggiò la spalluccia al vetro. C’era dunque soltanto una lastra di vetro tra il parrocchetto e il vasto spazio esterno. Benchè Trout trattasse doppie finestre, non aveva doppie finestre nel suo alloggio.
“Sta per realizzarsi il tuo secondo desiderio” disse Trout e fece di nuovo una cosa che Bill non sarebbe mai riuscito a fare: aprì la finestra. Ma quell’apertura di finestra fu un fatto così allarmante per il parrocchetto che volò di nuovo nella gabbia e vi saltò dentro.
Trout richiuse lo sportello della gabbia e ci mise il fermo.
“Questo è l’uso più intelligente dei tre desideri che mi risulta sia mai stato fatto,” disse poi all’uccello, “ti sei assicurato di avere ancora qualcosa che vale la pena di desiderare: uscire dalla gabbia.”

da “La colazione dei campioni” – Feltrinelli 15,00 beuri

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19 Risposte to “Tre desideri”

  1. Dissento. Totalmente. Anzi: questa roba mi ripugna. Mi dà nausea, vomito. Per d’aver desideri purkessia, si preferisce recludersi?!? Ma siamo matti?!! Dal punto di vista diciamo buddhista il Nirvana è nn aver desideri: nn siam + prigionieri, siamo liberi. Ma noi nn si fa ke rinkiuderci in nuove prigioni x poter desiderare d’uscirne: assurdo, malato, delerio, micidiale! La storia fa acqua: si antropomorfizza l’uccello, gli si danno sensazioni/pensieri umani. Invece d’imparare per es. da lui ke è proprio qsto circolo perverso/vizioso ke c rende bassamente umani: quell’umano troppo umano di Nietzsche, ke pure tu G nell’altro post denunciavi come carente, insufficiente, mancante Dal punto di vista del prigioniero (forzato o volontario, differenza enorme), la prospettiva d’uscire (o evadere) è comprensibile ma nn giustificabile: se è x propria scelta, allora si merita nn solo d nn uscir + ma anke d penarci almeno x il resto dlla propria esistenza! Dante, x es., nn è lui ke condanna i dannati (sia qlli già morti ke addirittura – attenzione – qlli anora vivi!) alla pena eterna: sn gli stessi dannati a bruciarsi nll’inferno dlla propria nnvita! Attenzione, xké nlla storia d Vonnegut c’è una spia (linguistica) decisiva: è detto en passant ma all’essere ke fiora la libertà, essa ‘pare’ “allarmante”; e qui si decide tutto: se la segli comunque, vincendo la paura, o preferisci la gabbietta-dei-desideri! Vuoi la verità? Ti farà male: farà male al tuo ego e a ciò che (solo) pensavi d’essere, anzi verrai distrutto x cm’eri prima. La maggior parte dlla gente nn è in grado d’accettare questa trasformazione, qsta rivoluzione, qsto cambiamento radicale, qsta morte/resurrezione. Sta nl suo guscio e lo ‘arreda’ finké nn deve cambiarlo: xké la veirtà nn sta a aspettare la maskerina dell’Io, a 1 certo punto la vita sbaraglia ogni falsità e sclerosi e (in definitiva) morte. La vita a volte bussa csì forte ke devasta.
    CiaU

  2. Scusa se abuso del tuo spazio web ma sembra sia scorreggiato + dl mio e allora ‘sfrutto’ il canale e posto qua. Il punto è sempre la scelta, e la scelta è sempre tra gabbia-dorata e consentire al proprio destino (ossia: essere) di manifestarsi. Ké tanto “ducunt volentem fata, nolentem trahunt”, mi par dica Properzio (Nico semmai corregga la forma, grazie!): accompagna chi lo riconosce e l’accetta in sé, ma trascina cmq anke ki gli s’oppone. Nn c’è reale alternativa, c’è solo il passaggio interiore nell’accordarsi alla verità: i dannati son dia-bolicamente lontani da essa (Diavolo è avversare, e oggi è in forma d diversivo/divertimento: paradosso, ki sovverte è nel giusto). Ecco che il proverbio del bruco che vede la fine dove la farfalla è all’inizio, prende davvero senso se rapportato alla nostra vita. Guarda questo post: http://dzikr.splinder.com/post/12798100/Pietas – questa scelta è destino…
    CiaU

  3. Più che altro l’attribuzione: probabilmente si tratta del filosofo stoico Cleante via Seneca (che lo sta traducendo, forse integrando, in una sua epistola)… Comunque è poesia, che per Cleante ha potere conoscitivo pari e forse superiore della filosofia (ed infatti ne creò parecchia). Buffo poi che, sempre a proposito di uccellini in gabbia, gli stoici antichi usassero la metafora del cane attaccato al carro: se si lega un cane ad un carro, se il cane vuole seguirlo, ad un tempo segue ed è trascinato, compiendo così un atto di autonoma libertà e pure conforme a necessità; se però si rifiuta di seguirlo, è trascinato e basta (SVF, II, 975)…

  4. Nico è vero, l’avevo letto proprio in Seneca: ricordavo male xké ho confuso ql riferimento cn 1 altro verso ke mi girava insieme in testa e ke, in effetti, è d Properzio (sul dio Vertumno, il mutamento appunto). Poi (serve lo ricordi?) concordo sulla potenza poetica (“poiein” in greco è FARE – accadere: cme la Genesi dl mondo, frutto dlla parola d Dio), e nn slo a livello dlla sola conoscenza intellettuale ma proprio d’esperienza: e cn la precisazione ke ciò k’è davvero potente è la MUSICA, anke nlla poesia (il senso, pre-significati…) – vedi “Le vie dei canti” d Chatwin. La cosa ke xò è da kiarire, nn è ke qsto destino sia una potenza estranea cui sottomettersi (csì appare slo dal punto d vista diabolico, avversante): è anzi la + intima realtà dlle cose e umana!
    CiaU

  5. sapevo che ti avrebbe fatto incacchiare! infatti l’ho inserito come contraddittorio dei miei stessi discorsi. nel seguito del libro l’umano fa quello che il pappagallo non fa… causando un po di… vita!
    (è detto en passant ma all’essere ke fiora la libertà, essa ‘pare’ “allarmante”; e qui si decide tutto) esatto
    poi mi sembra assodato che spesso e volentieri siamo i carcererieri di noi stessi… ma qui siamo dacordo. inutile ripetersi.

    ho letto il tuo blog (un po veloce, ci tornerò) ma la favola che sto scrivendo (tentando di scrivere) verte su questo. la soluzione del rebus è il rapporto concreto (d’affetto/conoscenza vitale) tra i due personaggi reali, che fino a prima era solo tra personaggi fantastici o reali/morti (sorta di uomini grigi di Endiana memoria)

    “Poi ho visto molti signori distinti durante il giorno”
    “Erano buoni?”
    “Non erano niente.”

  6. E vai G cn le “favole”! Importantissime, anke xké inscindibilmente legate a ql tempo insieme ke oggi nn c’è… Sto finendo d legger 1 librottone (1 saggio slla natura dl tempo: “Il mulino di Amleto” d Santillana – complicatissimo, ma altrettanto interessante!) ke parla dl MITO: mito e favola eran 1 tempo quasi la stessa cosa, la formula (letteralmente) cn cui si trasmetteva (fin dall’infanzia, e quotidianamente praticato nlla RITALITA’ cui era associato) il ‘sapere’ dlla vita. Qndi: massima attenzione a ql ke fai (anke se, forse, ahinoi, 6 fuori tempo massimo…).
    CiaU

  7. Bastiano chiede a Graogramàn «Sei davvero qui da sempre?» (cap. XV), pone questa domanda per risolvere un enigma per lui incomprensibile: se il deserto di Goab è nato la mattina prima per un suo desiderio, come può essere che ci sia sempre stato? La risposta di Graogramàn è usauriente e senza appello: «Ma tu non sai che Fantàsia è il Regno delle Storie? Una Storia può essere nuova eppure raccontare di tempi immemorabili. Il passato nasce con lei».

    il nostro “C’era una volta…” – il persiano “c’era e non c’erà” – “la notte dei tempi” – “sempre e per sempre”
    …il tempo mitico della fiaba che sta ovunque e in nessun posto. nel passato, nell’adesso e nel futuro. insieme.

  8. Il Mulino d’Amleto? Complimenti, anch’io mi sono cimentato con il tomazzo Adelphi qualche tempo fa… In realtà, tratta di un’infinità di cose, ma soprattutto di cosmologia così come riflessa nelle tradizioni mitiche -o, almeno, io l’ho affrontato da quest’angolazione: “Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend hanno scritto un libro memorabile, II mulino di Amleto, per mostrare quanto il cielo permeasse fino nei minuti particolari il sapere e la vita quotidiana degli Antichi. Attraverso le storie degli dèi e degli eroi di ogni parte del mondo, è possibile costruire una geografia celeste dettagliata e rigorosa, che stabilisce le posizioni delle stelle fisse, le posizioni dei pianeti (per gli Antichi, anche il Sole è pianeta!), le relazioni fra queste posizioni, le variazioni di queste posizioni… Anche la precessione degli equinozi fu accuratamente notata, descritta e commentata. In un mondo in cui il cambiamento era segno di disequilibrio e di trasgressione, questa erranza del Sole equinoziale verso configurazioni nuove e inaudite era vista con sospetto e con timore. Di fatto, divenne la misura stessa della decadenza rispetto al tempo felice dell’Età dell’oro”…
    Perché ‘sto titolo, il Mulino di Amleto? In soldoni: gli autori alludono al mulino posseduto da una sorta di prototipo norreno (nell’Edda…) dell’Amleto shakespaeariano, mulino di fiaba (per tornare alle favole del sig.G!) che “macinava pace ed abbondanza” ma infine divenne… un maelstrom in fondo al mare! (come detto, si alluderebbe ad un processo astronomico, appunto, la secolare processione del sole atraverso i segni dello zodiaco, a determinare le età del mondo e a dar vita via via alle varie ere (sino al Crepuscolo degli dèi… nel contesto, inondazioni e cataclismi annunicano la formazione del “nuovo mondo”…). Un saluto a tutti, Nico

  9. ma perchè non vi drogate come tutti gli altri???
    🙂

    comunque interessante che il cambiamento diventi sinonimo di disastro…

  10. “Ritualità”, volevo scrivere (ma la fretta, eh al lavoro)! Nei Canti Eddici c’è molto + d qnto serviva da spunto al saggio d cui sopra (consiglio lettura)…

    Sì G dal punto d vista strettamente ideale hai ragione ma forse oggi serve + i menestrelli girovaghi da piazze ke i libri: allora recuperi rapporti diretti.

    (A proposito, reclamizzo la giornata d oggi a Venezia sul tema acqua: San Giacomo dalle 18:30, c siam anke noi de LaDuraMadre cn “Echi d’acque”!!!)

    CiaU

  11. Il mutamento percepito negativamente è per via dell’ignoto oltre: cme fai a fidarti ke si va in meglio, mica lo sai?! Ma qua si parla d cambiamenti d natura interiore, intima: qndi, nn c si fida d noi stessi. E forse, a ragione! Ma a parte la battuta (peraltro fondata: oggi mica è facile fidarsi d niente), il punto fondamentale è che: ql gorgo apocalittico, si dà cme possibilità d consapevolezza sull’oltre – sulle potenzialità positive sempre vive e vitali!
    Qnto al ‘drogarsi’, ecco qua il verso di Properzio: “omnia vertuntur”, tutto muta (e prosegue: Certo mutano anche gli amori…). E visto ke c sono, t cito 1 po’ d autentike perle d qsto poeta latino dei primi anni dopo Cristo:
    “qua pote quisque, in ea conterat arte diem”
    (ognuno consumi il giorno nell’arte che conosce);
    “maxima de nihilo nascitur historia”
    (da un nulla riesce a nascermi una lunghissima storia);
    “tum mihi cessuros spondent mea gaudia reges”
    (allora la gioia assicura che i re cederanno di fronte a me);
    “et levibus curis magna perire bona”
    (e grandi beni periscono per cure lievi);
    “interea cave sis nos aspernata sepultos:
    non nihil ad verum consciat terra sapit”
    (Frattanto, bada, non spregiare i sepolti: la terra
    in cui si sciolgono è consapevole ed ha sentore del vero);
    “ante pedes caecis lucebat semita nobis:
    silicet insano nemo in amore videt”
    (risplendeva il sentiero davanti ai ciechi passi:
    poiché in un folle amore nessuno vede);
    “unus quisque sua noverit ire via”
    (ognuno sappia percorrere la propria via);
    “non datur ad Musas currere lata via”
    (non è dato alle Muse correre per un’ampia via);
    “ingenio stat sine morte decus”
    (l’ingegno ha una sua gloria immune dalla morte);
    “iram, non fraudes esse in amore meo”
    (nel mio amore v’è ira, non certo inganno);
    “Fortunae miseras auximus arte vias”
    (abbiamo accresciuto con arte le sventurate vie della sorte);
    “fontis egens errocircaque sonantia lymphis”
    (erro assetato in luoghi risonanti di acque);
    “his ego tormentis animi sum verus haruspex”
    (io da questi travagli dell’animo mi rendo profeta veridico);
    “mendax fama, noces; alius mihi nominis index:”
    (tu, menzognera fama mi nuoci; il significato del mio nome è diverso);
    “cum pia venerut somnia, pondus habent”
    (se vengono, tali sacri sogni, devono avere un senso);
    “de se narranti tu modo crede deo!”
    (credi soltanto al dio che parla di se stesso).
    E x finire, una vera chicca da 1 scrittore d’oggi – da “Baol” d Stefano Benni:
    “Se i tempi non chiedono la tua parte migliore, inventa altri tempi!” – AMEN!
    CiaU

  12. Mmmm, non mi è piaciuto.
    Una volta uscita dalla gabbia, mai sarei rientrata. Mai avrei rinunciato al mondo. E sicuramente ci sarebbe stato dell’altro da desiderare dopo la libertà.

  13. nonnantonia Says:

    ma porcaccia la miseriaccia, leggere come scrivete voi due da un po’ di tempo (nico ed elisa fanno eccezione) mi fa l’effetto della musica sincopata, cioè mi fa venire il mal di pancia!
    e si puo’ sapere perché vi ostinate ad imitare i ‘sbarbai’ voi che i quindici anni li avete passati da un pezzo?
    siete tutti e due scrittori e poeti (e più veloci di me sulla tastiera del pc) e allora fateci gustare la melodia della nostra lingua, perbacco!

  14. – quella di benni era ed è un mio inno di gioventù, ce lo ripetavamo spesso tra amici per non sentirci troppo delle caccole… amen sul serio.

    – concordo con te elisa

    – cara nonna, evidentemente abbiamo un periodo funky… la differenza è che U ci ragiona su per scrivere così… io semplicemente sbaglio!! uh.. uh.. uh..
    grazie del “scrittori e poeti” ma non era meglio, per quanto mi riguarda: “fancazzista e degenerato”…?
    comunque ti capisco nonna, hai ragione da vendere. prometto che farro del mio melio… (iiiiiih)

  15. Carissima Nonna, la musica non quella scritta (e G io vado a istinto, fidati)!
    BaciaU

  16. E comunque, Nonnina (e chiunque altro sia interessato, naturalmente), se vuoi leggere queste e altre elucubrazioni (in versione ‘italiano corretto’!?!), trovi un bel po’ di roba qua: http://dzikr.splinder.com (il blog delle parole).
    CiaU

  17. Se abiliti il feed rss, volentieri: su, uno sforzo, visto che Splinder lo consente 🙂
    [Tu per risparmiare tempo scrivi in maniera che fa venire ad alcuni il mal di mare, io invece – sempre per motivi di tempo – uso un aggregatore, per leggere evitando di perdermi nel mare del web…] N.

  18. E ke è l’aggregatore Nico? Nn so manco ke son sti rss: figurati poi abilitarli!

    G, i pollini (Frammenti) d Novalis sn + filosofici ke favolosi: cmq confermo!

    Ah G, preciso ql ke ha detto Nico (csì t torna anke xké mutamento=male): la ‘tesi’ d ql libro nn è proprio ‘semplice’ xké ql particolare mutamento, k’è la fine dl regno felice d Saturno (il Regno dei cieli), corrisponde alla biblica Caduta o Peccato originale (x dar l’idea dlle rispondenze in ogni cultura dl mondo) e allude al deviare o voler oltrepassar il giusto (vitale) limite etc.; ql tempo felice era (e potenzialmente è sempre) 1 viver il tempo in modo dl tutto diverso: la Terra (e l’uomo, humus) era orientata al Cielo, e gli dèi (le potenze naturali e celesti) camminavano e vivevano cn gli altri esseri…
    Ki ha smarrito la rotta nlla notte, la può trovar slo rilevando gl’okki al cielo (x ciò Dante conclude ogni visita ai Tre livelli cn le stelle, rette dall’Amore).

    Ecco alcune kikke, in tema d favole (e pari son le riflessioni), da qsto libro:

    C’è 1 mulino ke macina da solo, gira da solo e sparge la polvere a cento verste di distanza. C’è anke 1 palo d’oro sormontato da una gabbia d’oro ke è pure il Chiod dl Nord. E c’è 1 gatto molto saggio ke va su e giù x qsto palo: qndo scende canta canzoni, e qndo sale narra racconti.

    Kronos [il Tempo], addormentato nlla grotta d’oro a Ogigia [isola ombelico dl mondo], sogna ciò ke Zeus [dio/vita] va premeditando.

    Vidarr si volgerà e pianterà 1 piede slla mascella dl lupo – qsto piede è calzato d una scarpa il cui materiale è stato raccolto attraverso tutti i tempi.

    Per gl’uomini qll’acqua [dello spaventoso fiume Stige] è ineluttabilmente fatale, salvo 1 solo giorno dell’anno (ma nessuno sa quale) in cui diviene l’acqua dell’immortalità.

    CiaU

  19. preferisco il nico en-ciclope-dico a quello telematico! è più limpido!!

    il gatto stantuffo mi piace.
    sullo stige credo che qualcosa di simile lo abbiano usato per l’ultimo pirati dei caraibi… (meritevole) almeno come principio…
    (tra l’altro oggi la nonna mi ha reiterato in diretta le lamentele del tuo gggiovane linguaggio… gli ho detto mentre fotocopiavo canti sacri del mille e due, anche di un certo Tromboncino: e-ke-kaz-lo-dic-a-me? ‘azz) 🙂

    oggi sembra di stare in montagna, che bello.

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