Soliloquies

Le maschere sono espressioni fermate nel tempo e mirabili echi del sentimento: fedeli, discrete e meravigliose al tempo stesso. Le cose viventi al contatto dell’aria devono acquistare una pellicola, e nessuno se la prende con le pellicole se non hanno un’anima. Ci sono invece dei filosofi che se la prendono con le immagini perchè non sono cose e con le parole perchè non sono sentimenti. Le parole e le immagini sono come conchiglie che sono parte integrale della natura non meno delle sostanze che racchiudono, ma che colpiscono di più l’occhio e sono più facili da osservare. Non penso che la sostanza esista in funzione delle apparenze, ne i volti in funzione delle maschere o le passioni in funzione della poesia e della virtù. In natura niente è creato in funzione di qualcos’altro: tutti questi aspetti e questi risultati sono ugualmente coinvolti nel cerchio dell’esistenza…

George Santayana, 1922

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15 Risposte to “Soliloquies”

  1. Uhm… Non conosco l’autore e la sua più generale visione, ma con queste righe non son troppo d’accordo: la maschera è qualcosa di diverso per es. dalla pelle e quindi dalle superfici naturali (dove si nasconde la profondità, come dice qualcuno…), la maschera è qualcosa che copre e nasconde di suo anzi è nata più che per incarnare per caricaturare degli aspetti naturali e quindi nasconderne degli altri (magari meno naturali e più ‘forzati oltre’). Per me, una dimensione in cui non ci si può nascondere (che quindi non può mai in nessun caso funzionare da maschera) è il tempo. (Meditarci…)
    CiaU

  2. non conosco nemmeno io gli scritti del personaggio. questo breve stralcio fungeva da citazione all’inizio di un libro di sociologia famoso (però ora mi sfugge l’autore, mannaggia a me) che a quanto ho capito parla di come si “recita” nella vita di tutti i giorni…
    l’ho postato per una squisita visione teatrale, luogo dove la maschera è viva e trasforma chi la porta. dove la maschera (pellicola) diventa il veicolo per mostrare e non per nascondere.
    una Maschera del Tempo… grande idea!
    bravo U!!!

  3. Ciao a tutti! Se non sbaglio si tratta proprio della citazione incipitaria che Erving Goffman fa nel suo The Presentation of Self in Everyday Life (in it. La vita quotidiana come rappresentazione, il Mulino), una pietra miliare 🙂
    [NB: io mi sono laureato con una tesi su Aristofane, ed una delle mie prime tesine pisane verteva proprio sul sistema delle maschere antico…].
    Ora non vi sto a parlare del filosofo George Santayana, non temete 🙂
    (la citazione è tratta da Soliloquies in England and later soliloquies, New Yprk : Scribner’s, 1922, pag. 131-32, da cui il titolo del post di G. Sottolineo, però, che Santayana parlava della maschera *tragica*; poi affronterà anche quella comica, pagg.135segg., su altri presupposti: “il clown è il comico primitivo, talvolta nell’esuberanza della vita animale uno spirito di orgia e spasso pervade l’uomo” :-)…).
    Santayana è quello che diceva che l’uomo ha come unica scelta l’alternativa tra la maschera e la… foglia di fico 🙂 (cioè tra l’assumere un’identità o il nascondere la propria nudità…).
    Bye, N.
    Bye, Nico

  4. non finirai mai di stupirmi, nico
    c’hai azzeccato era proprio quel libro. e a quanto pare, pure la mia intuizione teatrale era corretta.

    aristofane… maschere antiche… foglie di fico… ne parleremo!

    aloa G

  5. G stavolta hai proprio frainteso: la mia idea (pur se si forza un po’ troppo la mano a chiamarla così!) è anzi l’esatto contrario della ferma stabilità o eternità parmenidea cui allude la frase di Santayana: “Le maschere sono espressioni fermate nel tempo”. Io viceversa dicevo, e in altro modo ora ribadisco: il tempo è il solo vero grande eventuale smascheratore, grazie alla sua dimensione fluida e mutevole, unicamente capace di svelare quel che un malinteso identifica con la ‘identità’. Una identità variabile: pare un paradosso, ma non è; come quei pensieri meditati che però hanno la forza dell’immediatezza, di cui diceva Paolo in un altro post: un esempio son gli haiku giapponesi, 17 folgorantissime sillabe per trascriver le quali basta un attimo, ma la cui composizione dura solitamente tutto il tempo d’una vita (dalla nascita fino al momento di scriverlo: forse anche da prima, e oltre). In questo senso il tempo è il solo veicolo e l’unica strada della conoscenza autentica; non maschera, fissazione e sclerosi ‘immutabile’, ma processo: perpetuo avvicinamento e avvicendamento di singole sclerosi cui il nostro modo occidentale di ragionare non riesce a rinunciare. Tempo smaschera immagini, idoli, strutture destinate a cadere proprio perché voléntesi fisse (perché ogni maschera è persona almeno come ogni persona è maschera: ma c’è un quid inimmaginabile, non identificabile – una volta per i mistici è divinità, ora per la fisica post-einsteniana fu la la luce/materia; quel che è certo è che come Ulisse accecò Ciclope, io non ho bisogno di far lo stesso agli enciclopedici ché ciechi lo son già da soli: e forse proprio per il troppo sedicente sapere; un mucchio di dati è un baccano di luce, un cielo stellato invece può mostrare qualsiasi rotta a chi lo sappia guardare e ben cerchi).
    CiaU

  6. E se invece c’assumessimo, d volta in volta, proprio la nostra nudità/verità!
    CiaU

  7. Uuuuu sono daccordo con te, ma ripeto, la mia maschera “soggetto”, quella di cui parlavo io in questo caso è teatrale. dove la maschera non è immobile nascondiglio ma agente/reagente. che serve a raggiungere qualcosa e spesso a smascherare le altre maschere e se stessa. un mezzo per arrivare a.
    e “la maschera del tempo” mi sembrava un bel grottesco… anzi credo proprio che lo sia! proprio perche penso che tu abbia ragione!!

    riguardo alla nudità/verità non faccio che dire a tutti di essere presenti a se stessi …

    ciaooooo

  8. Ma, come tu saprai, visto il tuo nome (Ulisse = paretimologicamente, il lamentoso, ma anche l’ odiante/odiato…), il Ciclope, vero filosofo, voleva dopotutto esser accecato da Odisseo, per non vedere il “baccano di luce” e poter ritrovare il cielo stellato dentro di sé (un Kant rovesciato, insomma) 🙂
    E dopo tutto “en-Ciclope-dico” e Ciclope non sono solo l’uno parte dell’altro (contentente / contenuto), ma anche -ancora una volta etimologicamente- affini: quel kyklos, cerchio che racchiude la volta orbitale, la volta stellata e la volta della _paideia_, ovvero quella cultura che non è “se-dicente” (ovvero: non è affastellando parole che qualcuno può esibirla) ma semmai sediziosa.
    Lettura consigliata: Jean-Pierre Vernant. Figure, idoli, maschere, Il Saggiatore, 2001
    Bye, N.

  9. A Ni’, ma con ché te sei ‘mbriacato?!!? Ahah, ma zompando di liana in piantagione: ho la prova che Dante era un fattone, o quantomeno oltre alla Bea provò un po’ la marja: “… tal dentro mi fei, qual si fé Galuco nel gustar de l’ERBA / che ‘l fé consorto in mar de li altri dèi.” (Par. I, 67-9)
    CiaU

  10. “Quanto ai veri poeti, essi berranno molto più di me, /
    figlio mio astemio, /
    e non saranno ubriachi di solo alcool: /
    avranno assolutamente bisogno di non sapere”.
    (Pier Paolo Pasolini, Porcile – Orgia – Bestia da stile, Garzanti, 1979, p.261)
    [Sempre a proposito di teatro…]
    Bye, N.

    [Erba? Beh, come sai Ulisse dal canto suo provò l’erba moly (che per taluni rimanda al perfetto logos, assoluta ragione) “l’erba che risana l’anima, attraverso il cui aiuto Ulisse non soggiace più ad alcuna passione” (Omero, Odissea, X, 323segg)… Provala, quest’erba bianca e nera (occhio, ché è dura strapparla…): e poi vedrai che catabasi, altro che Dante :-)]

  11. so di che parlate, il mio stomaco è astemio e libero da droghe… ma non posso dire lo stesso del mio cervello e del mio cuore… (notare la rime-tta)
    aloa!!

  12. leggendo la citazione ho cambiato prospettiva … e ho visto che:
    come si impara a conoscere le persone, si impara a riconoscere le maschere che portano e quindi a capire quello che dietro si nasconde …
    fanno anch’esse parte dell’individuo…
    che siano indossate per proteggere, dissimulare, ingannare … poco importa !
    per coloro che sono davvero importanti troveremo il modo di decifrare il codice che le regola, senza che debbano essere rimosse … per gli altri, se non ci importa di loro (in questa diffusa triste indifferenza che fa tanto comodo alle misere coscienze), perchè dovrebbe importarci di sapere se siano diversi da come appaiono?! …
    grazie
    sani

  13. ottima intuizione e buon percorso.
    riguardo alla tua domanda è una questione personale, di cosa si vuole e cosa si cerca. in teoria è un lavoro che tutti dovrebbero fare per se stessi, e quindi di riflesso verso gli altri…

  14. e aggiungo:

    – chi sei?
    – chi? chi è soltanto la forma conseguente alla funzione, ma ciò che sono è un uomo in maschera.
    – questo lo vedo.
    – certo non metto in dubbio le tue capacità di osservazione, sto semplicemente sottolineando il paradosso costituito dal chiedere a un uomo mascherato chi egli sia…

    V for Vendetta

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