l’unica cosa che Mi rimane

mi do pure io ai testi delle canzoni… ma ho un buon motivo ed è un bel testo oltre che una gran canzone.

SUGGESTIONABILI
Io so la mia verità e voglio usare il cranio come un archibugio.
Per sparare la mia verità che non è inchiostro nero ma sangue che grandina gioia.
La mia verità è come una finestra nel vuoto inchiodata ai suoi cardini.
La mia verità, linea di protezione e coerenza ai deserti che cambiano.
Ma sono suggestionabile sono troppo suggestionabile.
Siamo troppo suggestionabili.
Infantili ed interpretabili siamo troppo suggestionabili.
Ci muoviamo ma siamo immobili siamo troppo suggestionabili.
Io so la mia verità.
Sono passato in mezzo agli inferni alle mie pazzie, ma è la mia verità.
E spero possa esploderti in faccia spaccarti la testa.
La mia verità è nell’ostinazione a cercarmi a ferirmi a capirmi.
La mia verità è rinnegare i padri le madri le bocche e gli stomaci.
Ma sono suggestionabile sono troppo suggestionabile.
Siamo troppo suggestionabili.
Infantili ed interpretabili siamo troppo suggestionabili.
Ci muoviamo ma siamo immobili siamo troppo suggestionabili.
Io so la mia verità e voglio andare in fondo a tutto quello che so.
Io voglio assaporare ogni secondo che avrò.
Perché io sono un uomo.
Io sono insicuro.
Io sono il padre la madre il figlio.
Io sono il vertice.
Io sono l’assoluto.
Io sono il genio.
Io sono il mio assassino.
Ma sono l’unica cosa che mi rimane.
Io sono l’ultima cosa che ho.
Sarò la prima cosa che avrò.
Se sono l’ultima cosa che mi rimane.
Sarò la prima cosa che mi rimane.
Siamo troppo suggestionabili.

Paolo Benvegnù

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Una Risposta to “l’unica cosa che Mi rimane”

  1. A questo, dunque, oggi
    ci siam, da noi, ridotti?
    A un passo dal collasso,
    a un solo micro-soffio
    dal ri-comincia-mento…
    L’ultima contrazione
    dell’incinto pancione
    di tutto l’universo noto
    e ignoto in un puntino
    oscuro, come l’occhio
    di dio? Naturalmente: l’io,
    morula-embrione
    ovo-spermatozoo,
    omnia ex nihil…
    Prima che si riparta
    col grande gioco –
    la gravi-danza: il carico
    della vita che torna
    di nuovo, sempre, in ballo.
    Come un travaglio
    in fase terminale,
    infine, la rinascita
    spirito-personale:
    id est multiversale.
    Siamo alla sistole:
    un momento di morte
    apparente, per poi
    ripartire in diastole
    con il giro del sangue
    intorno al vuoto
    di sé e del mondo…

    CiaU

    (PS – NB: straconsiglio la lettura di Odifreddi “Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)”, specie a chi crede o no senza sapere!)

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